“Il valore del lavoro, l’economia sociale di mercato” è stato il titolo della XX Assemblea Nazionale di Confcooperative Lavoro e Servizi del 3 e 4 giugno tenutasi a Roma, che ha visto il passaggio di consegne al vertice tra il Presidente uscente Massimo Stronati e la neo eletta Mirella Paglierani
Tra i temi toccati dai relatori durante l’Assemblea, gli impatti dell’intelligenza artificiale sui processi di lavoro e sulla governance d’impresa, la revisione dei prezzi contenuta nell’ultimo Codice degli appalti e lo sviluppo della digitalizzazione nelle gare d’appalto, in particolare nelle fasi di verifica e di controllo dell’applicazione e dell’aggiudicazione dei contratti.
Sono stati quattro i lombardi eletti nel Consiglio Nazionale: oltre al sottoscritto, Fausto Mazzola (Ecorporate soc. coop., Milano), Angela Piantoni (Elvas soc. coop., Bergamo) e Maurizio Doria (Nitor soc. coop., Brescia).
In qualità di Presidente della Federazione Regionale della Lombardia, è stato chiesto di portare il mio contributo al tavolo denominato “L’Economia dei Servizi” che ha visto illustri Ospiti quali Vincenzo Dell’Orefice Segretario Generale Fisascat Cisl, Marco Pantera Direttore Generale Acquisti ARIA SpA e Brunella Bruno, Consigliere di Stato Responsabile del Servizio Informatica della Giustizia Amministrativa.
Sperando di fare cosa gradita, riporto il mio intervento:
“Il Committente, oggi più che mai, non può determinare la tariffa e poi sparire, perché dietro a due semplici parole “revisione prezzi” c’è un insieme di temi da affrontare.
Ogni giorno, il Committente chiede flessibilità, competenza, affidabilità, sostenibilità alle nostre 4.000 imprese ed ai nostri oltre 200mila lavoratori.
A noi vengono chiesti spesso lavori particolarmente gravosi o complicati, di esporci in prima linea in situazioni di difficoltà, ci ricordiamo tutti cosa abbiamo fatto durante il periodo della pandemia.”
La nostra Federazione oggi firma 11 Contratti nazionali di lavoro, e la “revisione prezzi” va ben oltre il già complicato tema legato al solo incremento economico dei salari, che già questo di per sé, è un tema di rilevanza enorme quando fatto 100 l’aumento al lavoratore, questi ne vede 60 in busta paga mentre all’impresa ne costa almeno 170.
Ogni giorno noi abbiamo a che a fare con un turn over importante, in parte fisiologico dato dall’acquisizione/ perdita di appalti, in parte ai lavori di fatica offerti ed in parte all’approccio al mondo del lavoro che hanno le nuove generazioni, laddove mettono in uno dei primi posti dei valori la qualità della vita, privilegiando quindi il lavoro Smart od offerte meno impattanti sulla loro vita.
Ed una delle sfide maggiori che abbiamo è rimanere attrattivi : partecipazione ed inclusione sono nel nostro DNA e questo ci pone in vantaggio di fronte ad altre forme giuridiche d’impresa, ma a questo vanno aggiunti miglioramenti economici, con contrattazioni di secondo livello territoriali, con un welfare che vada sempre più vicino ai bisogni, con una ricerca e selezione del personale che parta dalle scuole, con il garantire un salario giusto per un lavoro dignitoso, quindi maggiori investimenti.
A noi si chiede coraggio e lungimiranza, ma affoghiamo sempre più nella burocrazia : c’era una volta il DURC ed il DURF, i modelli rilasciati da Inps ed Agenzia delle Entrate sulla nostra regolarità, oggi non sono più sufficienti: la committenza ci chiede una documentazione sempre più copiosa: cedolini paga, versamenti degli stipendi, versamenti delle ritenute, documentazione dei lavoratori sulla formazione e tutta una serie di cose ridondanti che comunque ci impegnano in maggiori investimenti di risorse.
E poi ci si mette l’Europa, che primeggia in norme, regolamenti e direttive. Ricordo la recente NIS2 in termini di sicurezza informatica, già recepita dal nostro Paese, che ci impone importanti investimenti ed aggiornamenti sulla gestione del rischio informatico, con pene severe e coinvolgimenti a responsabilità diretta dei vertici aziendali.
E poi ci si mette il nuovo accordo Stato- Regioni in merito agli obblighi formativi, con la formazione specifica che deve essere completata prima dell’inizio dell’attività lavorativa ed introduzione di standard rigidi per i soggetti formatori (si pensi all’impatto riferito al turn ove citato in precedenza).
E la cornice a questi importanti temi è l’instabilità internazionale che comporta un’esplosione di costi generalizzata.
Ora, io non dico che le novità normative non siano giuste: l’evoluzione fa parte della vita, ma la sostenibilità deve essere garantita senza far ricadere, come spesso avviene, tutti costi sulle cooperative.
La revisione prezzi, l’adeguamento delle tariffe deve essere un percorso di responsabilità condivise”.

