I governi degli ultimi anni hanno cercato di ridurre il cuneo fiscale e aumentare i salari netti dei lavoratori dipendenti con riforme che hanno pesato non poco sul bilancio pubblico. I risultati ci sono stati. Poi, è arrivata la fiammata dell’inflazione.
La “questione salariale” italiana – sintetizzata nel basso livello medio delle retribuzioni e aggravata dalla quota di quelle radicalmente insufficienti – è un problema riconosciuto e nelle ultime due legislature i governi succedutisi hanno perseguito l’obiettivo di aumentare il salario netto a parità di retribuzione lorda, riducendo a tal fine il cuneo fiscale.
A rafforzare la direzione di intervento è intervenuta anche la legge di bilancio 2025. Ha riportato in ambito irpef – come logico e auspicabile – le riduzioni del cuneo fiscale in precedenza riconosciute come decontribuzioni; ha stabilizzato le modifiche alle aliquote Irpef già varate in precedenza e ha rivisto o integrato le altre voci (detrazioni per lavoro dipendente, trattamento integrativo, detrazione aggiuntiva, integrazione aggiuntiva) che incidono sul passaggio dalla retribuzione lorda al salario netto.
Con riferimento all’insieme complessivo dei redditi, comunque, persistono rischi di complicazioni e di effetti distorsivi (o non voluti). In particolare, la semplificazione resta una chimera.
Ma tralasciando la discussione sulle singole componenti del cuneo fiscale e concentrandoci sul risultato finale, il complesso cumularsi e sostituirsi dei cambiamenti degli ultimi anni su aliquote, bonus, detrazioni, di quanto ha modificato la curva del cuneo fiscale? Di quanto è cresciuto il salario netto a parità di salario lordo?
Alla fine per il 2025 la curva del cuneo fiscale risulta, ridotta in misura consistente, rispetto al 2019, soprattutto per le fasce più basse di reddito: attorno ai 7-9 punti fino a 1.500 euro mensili. La misura risulta via via decrescente quanto più si sale nella scala dei salari: circa 6-8 punti fino a 38mila euro; 2-4 punti fino a 55mila; max 1 o 2 punti sopra.
In valori assoluti l’effetto più consistente ha interessato le retribuzioni lorde tra 2mila e 3mila euro mensili: il beneficio massimo – pari a un aumento annuo del salario netto di 2.600 euro – è andato alle retribuzioni lorde attorno ai 2.300 euro mensili (circa 30mila euro annui). L’incremento risulta via via decrescente – pur senza una lineare continuità – per le retribuzioni più alte, fissandosi alfine a 530 euro annui per le retribuzioni over 6mila euro mensili.
Lo Stato ha quindi consentito, in misura variabile per i diversi livelli di reddito, un significativo incremento dei salari netti a parità di retribuzione lorda.
Ma gli anni considerati sono stati contraddistinti da una fortissima fiammata inflazionistica, quantificabile attorno al 19 per cento tra 2019 e 2025 (accettando per l’anno in corso una previsione di inflazione contenuta, pari all’1,5 per cento).
Se confrontato con l’inflazione l’ammorbidimento del cuneo fiscale, pur rilevante per le fasce di reddito più basse, risulta comunque insufficiente ad assicurare la costanza del potere d’acquisto, vale a dire l’invariabilità del salario reale netto.
Le riforme fiscali, in sostanza, pur così faticose per il bilancio pubblico, hanno solo parzialmente restituito ciò che l’inflazione ha tolto al potere d’acquisto dei salari.
Nel 2025 il cuneo fiscale per i livelli retributivi del 2019 rivalutati del 19 per cento risulta comunque leggermente ridotto fino a circa 3mila euro lordi; sopra tale livello si apre una modesta forbice. Per la stragrande maggioranza dei salari, quindi, incrementi del salario lordo in linea con l’inflazione non comporterebbero lo slittamento verso livelli più elevati di carico fiscale e contributivo: seppur in misura ridotta, beneficerebbero ancora del ridisegno della curva, ottenendo in tal modo qualche incremento in termini reali (ad esempio l’incremento del 19 per cento di una retribuzione lorda di 30mila euro nel 2019 darebbe luogo a una crescita salariale, in termini reali, attorno al 6 Per cento). Ma quanti salari lordi hanno conosciuto – o conoscono – una dinamica in linea con l’inflazione?

