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La cura dell’anziano nei prossimi anni. Previsioni e suggestioni di cura

Prevedere cosa possa accadere nei prossimi anni in tema di cura dell’anziano fragile non è facile.

Non lo è per una pluralità di ragioni: il primo motivo è dovuto all’evoluzione demografica del paese, che lascia intravedere scenari a tinte fosche. In Italia, e quindi anche in Lombardia, dobbiamo prepararci nei prossimi lustri ad essere invasi da una marea che ci sommergerà: è la marea degli anziani fragili, che stanno aumentando di numero ad un ritmo vorticoso.

Usciti (per fortuna) definitivamente dal periodo Covid, che pure ha contribuito in maniera significativa a ridurre il numero di anziani fragili sul territorio, siamo ritornati alla congiuntura solita pre-pandemica, ovvero ad un andamento che vede giorno dopo giorno, mese dopo mese, aumentare il numero degli anziani bisognosi di assistenza alla persona e di cure sanitarie.

L’aumento, che sta assumendo la forma e le proporzioni di una curva esponenziale, è dovuto a sua volta a diverse ragioni, di natura sia fisiologica, l’aumento dell’età media di vita a cui non corrisponde un aumento della qualità del vivere, sia sociali: in molte regioni d’Italia, soprattutto al Settentrione, sta scomparendo la cultura della cura in famiglia dell’anziano fragile.

Basti pensare che alcune decine d’anni fa, nei nostri paesi di provincia, ricoverare un anziano in casa di riposo era considerato qualcosa di immorale, vergognoso; chi lo faceva perché costretto, tendeva a non farne parola in paese.

Oggi è esattamente il contrario, e non tutte le richieste di inserimento in struttura (sebbene la maggioranza lo sia) arrivano dopo un’attenta valutazione su una possibile gestione a domicilio del caso.

Insomma, tutto congiura per un aumento spropositato del bisogno di ricovero in struttura, difficile da fronteggiare anche in Lombardia, la regione con il numero di strutture residenziali di gran lunga più alto del Paese.

Il secondo motivo fonte di incertezza futura sulle previsioni in RSA è l’offerta di Personale assistenziale e sanitario, in questo momento molto scarsa.

Tralascio tutti i motivi noti per cui la ricerca di Operatori ASA/OSS e Infermieri oggi si stia trasformando un po’ per volta nella ricerca del Santo Graal; gli Operatori scarseggiano in sostanza perché l’assistenza all’anziano è un lavoro poco attrattivo, pagato relativamente poco rispetto ad altre professioni che richiedono la stessa formazione, e faticoso nel lungo periodo. 

Eppure i motivi di interesse sociali nella cura alla persona fragile non mancano. Inoltre dal punto di vista sanitario oggi le RSA offrono un campionario di patologie e comorbilità degni del miglior Ospedale, insomma lavorare in RSA offre percorsi di crescita sia professionale che umana.

Oggi le RSA si trovano quindi tra l’incudine di una domanda di ingressi molto aggressiva, e sempre più impegnativa, ed il martello della oggettiva difficoltà di trovare il Personale; quest’ultima nonostante si faccia ricorso ormai in maniera massiccia di Personale straniero non comunitario.

Quale servizio è possibile ipotizzare allora per il futuro in RSA? O meglio come saranno le RSA tra 10, 15 o 20 anni?

La caratteristica principale del nostro settore, quello socio assistenziale, è sempre stata l’estrema flessibilità, e la capacità di reinventarsi in ogni situazione: deve per forza essere così, perché il settore varia al variare della società, ed i bisogni di oggi non sono quelli di vent’anni fa, e non saranno quelli presenti tra vent’anni. Questa elasticità servirà probabilmente tutta per ripensare il servizio in RSA radicalmente: come lo si farà, sarà oggetto di valutazione nei prossimi anni, in base al realizzarsi dei numeri che oggi sono semplici previsioni.

Ad oggi è sufficiente constatare che un’onda lunga ci sommergerà e per galleggiare dovremo capire cosa modificare necessariamente alla radice del sistema.

A margine mi preme evidenziare che quando parlo di utenza che accede alla RSA, faccio riferimento a tutti i casi che in nessun modo possono essere gestiti a domicilio, con buona pace di chi sostiene la dubbia utilità delle Residenze Socio Assistenziali.

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