Avete mai pensato se ci possa essere nell’uomo qualcosa che accomuna tutti a prescindere da cultura, età, provenienza, genere, religione, idee o esperienze?
Molti poeti descrivono l’uomo come un esiliato, come se fosse perennemente in attesa di qualcosa che lo trascende, di qualcosa che non sa descrivere, ma che attende, come se nel profondo del cuore vi fosse una speranza nascosta, una parvenza di una felicità perduta e che l’uomo va incessantemente a cercare.
Ho quasi la presunzione nel dire che l’uomo ha un’insanabile inquietudine nel cuore, una sana inquietudine che lo spinge a cercare, ad amare ad esporsi, e che rende l’esperienza umana un’avventura unica.
Proprio qui nasce il germoglio del “Pastiglione”, una pastiglia miracolosa che risolve apparentemente questo scarto.
Lo spettacolo, apparentemente leggero, mette in luce una problematica molto profonda che risiede nella differenza sostanziale tra bisogno e desiderio.
Mentre il bisogno ha un oggetto, il desiderio no, rimane inappagato, trascende l’uomo e lo domina. Ma è proprio in questa crepa che s’insinua la possibilità di rendere l’esperienza della vita, un’esperienza pienamente umana. Tutto il tema della libertà, della responsabilità e della fragilità è messo a nudo e chiede all’uomo di vivere all’altezza del suo desiderio.
Ecco che allora la pretesa di felicità rischia di portare l’uomo fuori strada, di confondere il desiderio con il bisogno rischiando di essere miseramente traditi da sé stessi.
Lo splendido racconto “Nuovi Strani Amici” di Buzzati nella scena finale sembra chiarire e risolvere parzialmente quest’inghippo e tenta di restituirci la possibilità di vivere a pieno l’esistenza umana. Ad una condizione: che il nostro sguardo resti, nonostante tutto, un sguardo grato, perché capace di stupirsi dinanzi alle continue provocazioni del mondo.
Il nostro laboratorio ha messo in luce come la combinazione di corpo, voce e sblocco emozionale possa favorire la creatività e il benessere dei partecipanti.
Attraverso esercizi mirati, i partecipanti hanno esplorato le proprie emozioni imparando a comunicare e ad esprimersi più o meno liberamente.
Il percorso ha coinvolto diverse attività e momenti di gioco, dalle improvvisazioni alle tecniche di respirazione, passando per il movimento corporeo. Questi strumenti hanno permesso ai partecipanti di superare le barriere comunicative e di accedere ad una dimensione di espressione profonda e autentica.
Il culmine di questa esperienza è stato lo spettacolo finale avvenuto nel teatro parrocchiale di Bagnolo San Vito il 3 ottobre alle ore 18.00, ambientato in una farmacia surreale popolata da pazienti strani ed istrionici.
Qui i protagonisti si recano in cerca di farmaci speciali che hanno la facoltà apparente di realizzare i loro desideri, senza il bisogno di ricette, ma come detto precedentemente il desiderio per sua natura non ha la possibilità di essere appagato se non attraverso un gesto di fede, invitando il pubblico a riflettere sulla natura dei propri sogni e sulla ricerca di un equilibrio tra desiderio e realtà.
La rappresentazione ha riscosso un grande successo, lasciando un messaggio di speranza e di accettazione dimostrando come il teatro possa essere un mezzo straordinario per celebrare la diversità e dar voce a storie spesso trascurate.
Ringraziamo di cuore tutte le persone che direttamente o indirettamente hanno permesso la realizzazione dell’evento.

