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Sul Tatami senza barriere

Dalla fine di ottobre dell’anno scorso, un bel gruppetto di circa 15 ragazzi adulti del Polo Socio Educativo l’Ippocastano, ogni giovedì mattina dalle 10.30 alle 11.30, è coinvolto in un laboratorio di Judo. Da molti anni come Educatore mi piace sperimentare nuove realtà che possano creare esperienze positive e stimolanti. L’idea nasce per caso, dal confronto diretto con il Maestro dell’Associazione dove sono tesserato e dove da qualche anno, a livello amatoriale, pratico Judo.

Maestro, cosa ne pensi di allargare il Judo a ragazzi diversamente abili?

La risposta del Maestro è una di quelle risposte che non lasciano dubbi: “Enrico, il Judo è per tutti! Giovedì mattina vi aspetto in palestra”. Molto contento, ipotizzo un piccolo gruppo di lavoro e il giovedì seguente mi reco in palestra con 6 ragazzi. Appena giunti chiedo al Maestro se il numero fosse un po’ eccessivo, e lui guardandomi con un sottile sorriso stupito mi dice: “Eccessivo?! Enrico, ne puoi portare quanti ne vuoi!”

Dal giovedì seguente con un entusiasmo contagioso, supportati dal pullman della Struttura, ci rechiamo in palestra dove, insieme al Maestro Francesco, ci divertiamo e cresciamo insieme. 

Il fondamento principale del Judo è quello di non opporsi direttamente alla forza dell’avversario, ma di assecondarla, sfruttandola a proprio vantaggio, incarnando principi di adattabilità e flessibilità. Flessibilità che noi abbiamo cercato di cogliere nel migliore dei modi proponendo questa disciplina a ragazzi che normalmente non hanno la possibilità di avvicinarsi ad essa.

Progressivamente, nei vari incontri ci siamo accorti che il Judo è veramente uno strumento educativo meraviglioso e potentissimo, promuovendo valori universali condivisi come la gentilezza, il coraggio, l’onestà, l’umiltà, il riconoscimento dei propri limiti, il rispetto, l’autocontrollo, incrementando relazioni ed amicizie significative. 

Il Maestro ci ha raccontato che deriva dall’arte giapponese del Jujitsu, ma il suo fondatore Jigorò Kanò, volendo renderlo uno strumento educativo per il miglioramento della società stessa, ne sottrae ad esso l’aspetto più violento.

L’avversario, “uke” in giapponese, non è visto come un avversario da battere, ma come un alleato per crescere insieme e la sua incolumità è requisito fondamentale.

La prima cosa che si impara è a cadere e poi rialzarsi, principio che rafforza l’autostima e la resilienza; la pratica costante, inoltre, prevede un sistema graduato di cinture che vanno dalla bianca alla nera che sottintende una progressiva crescita misurata in relazione alle proprie capacità e questo è sicuramente un elemento molto stimolante per chi lo esercita.

I ragazzi appaiono molto entusiasti del laboratorio che attendono puntualmente con una trepidante attesa. Attraverso attività ludiche specifiche (il gioco è sempre un canale di comunicazione universale di enorme portata), i ragazzi si cimentano in esercizi dove apprendono principi fondamentali del Judo, ottenendo miglioramenti delle abilità di gruppo e dei coordinamenti motori, consolidando e migliorando qualità propriocettive corporee individuali. A dicembre sono già riusciti a conquistare la loro prima cintura gialla e non si vogliono certo fermare qui. Alcuni hanno già acquistato il loro primo Judoji (il vestito tipico dei Judoka) e altri lo acquisteranno nei prossimi mesi.

Ciascun ragazzo, a prescindere dalla propria provenienza, età o cultura, nutre un profondo desiderio di scoprire un senso della propria vita, un desiderio di essere felice. Il Judo non è certamente la risposta a questa domanda, ma è sicuramente uno strumento eccezionale per tenere acceso questo desiderio, nutrendo mente, corpo e cuore.

Vedere la gioia nello sguardo dei ragazzi al termine degli incontri è una soddisfazione che ripaga tutti della fatiche messe in campo durante gli allenamenti. Per questa opportunità, un ringraziamento speciale all’Associazione Judo-Fuji-Yama che ha creduto nel progetto e alla simpatia e competenza del Maestro Francesco, che ogni giovedì ci accoglie con tanta passione.

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