Tra un inizio e una fine c’è sempre un istante che separa i due momenti, un’emozione differente, un colore diverso che tinge il viso, che cambia luce agli occhi, che muta le sfumature del devenire.
Tra un inizio e una fine di una partita di calcio ci sono 90 minuti più recupero e c’è l’attesa prima del fischio, i nomi dei giocatori presentati dallo speaker con poco o massima voce e caratterizzazione a seconda siano ospiti o i beniamini di casa.
C’è l’ingresso in campo, le strette di mano, i cori dei tifosi, il saluto agli arbitri, il lancio della moneta, la scelta del campo o della palla, l’abbraccio tra capitani, l’incitamento tra giocatori, le ultime disposizioni dell’allenatore, i richiami a prendere la posizione, l’entusiasmo, la carica, l’emozione di ogni inizio gara, la paura di perdere, la paura di vincere, la voglia di fare del proprio meglio o così dovrebbe essere.
Prima di un inizio c’è sempre tanto: c’è lo sguardo dagli spalti, la coreografia per i 50 anni di tifo degli Ultras, ognuno con un drappello bianco o rosso equamente separato, accuratamente stabilito a formare un gioco di colori, un inno alla gioia, un’onda di tonalità che crea un mare di incitamento, un canto unanime di una profonda dedizione per la propria città. In questo inizio, quello di Mantova-Sud Tirol del 29 marzo c’eravamo anche noi dei Super Abili, ospiti del Mantova Calcio, accomodati nel settore dei Distinti, sotto una “pioggierella” costante ma non troppo guastafeste.

Per un bimbo con lo spettro autistico lo Stadio non rientra propriamente nella confort-zone, (il 90-95% delle persone nello spettro vive difficoltà legate all’ambiente sensoriale) tanta gente, tanti rumori, alcuni forti e improvvisi, tanta confusione in generale, ma anche per questo un momento fortemente formativo. Le famiglie e i ragazzi si sono ritrovati fuori dallo Stadio, un saluto poi via verso i controlli e il passaggio ai tornelli, il primo ostacolo, poi ancora su, gradino dopo gradino verso gli spalti alla vista di un immenso manto verde, come il più bel prato di montagna: il campo da calcio. Contrassegnato da righe bianche come latte, perfettamente dritte e precise e qualche curva al limitare delle aree e un grande cerchio precisamente al centro; questo campo calpestato da piccoli e un po’ lontani, ma anche muscolosi e robusti uomini con casacche di differente colore, con le luci tutt’attorno e suoni e voci e rumori che circondano e persone, tante persone da ogni parte: sopra, sotto, a destra, a sinistra, di fronte, in tribuna, nelle curve… un’emozione costante e duratura, un’emozione comune per tutti i presenti. Non sempre è possibile ridurre gli stimoli e portare quindi l’ambiente ad una calma sensoriale, ed è proprio per questo che fare certe esperienze affiancati da genitori ed educatori può desensibilizzare e allenare ad altre situazione simili.
Giocare a calcio è un desiderio comune a molti bambini, tanti ne parlano, compagni, adulti, televisioni e radio, ma ci sono regole complesse e occorrono capacità motorie, coordinazione e interazioni sociali. Correre e seguire un oggetto in movimento, una palla che tanto crea stimolazione, provare a colpirla, spostarsi nello spazio facendo attenzione ai propri compagni, agli avversari, alle linee del campo con tutti che si muovono continuamente non è così facile come sembra. Il calcio è uno sport diffuso, conosciuto, comune e farne parte è desiderio di molti, è normale ed è anche così che si realizza l’inclusione, nei piccoli gesti quotidiani, nelle esperienze da cogliere che ci propone la vita.
Negli Usa esistono studi che dimostrano come il calcio possa migliorare l’empatia e le competenze sociali, nel praticarlo e come momento di condivisione collettiva, tutto questo aiuta a migliorare la qualità della vita. Tra un inizio e una fine c’è sempre un momento di mezzo, un intervallo, con sosta al bagno o a prendere qualcosa da mangiare o da bere, ci sono delle chiacchiere, degli sguardi a trasmettere o a cogliere emozioni, c’è il tempo del riposo e della ripresa, dei cori, degli applausi, dell’entusiasmo del momento e di quello che ti porti a casa per una vittoria trionfante, una gioia collettiva. La partita si è conclusa con un 2 a 0 per il Mantova, una vittoria importante per la classifica, per la squadra, per la città. Due gol contrassegnati da grida di felicità, palpitazioni, salti, abbracci e davvero tanto calore, fervore e passione. È stato bello trovarsi e condividere un momento di trasporto collettivo, farne parte, portare i bambini a vivere un clima da Stadio sano, la gioia verso qualcosa di tutti e ancora più bello se per tutti.
All’inizio e durante l’intervallo lo speaker ha letto questo messaggio: “In occasione della giornata mondiale per la consapevolezza sull’Autismo la Società Mantova 1911 è lieta di ospitare oggi la squadra dei Super Abili, il primo progetto di calcio realizzato in Italia per bimbi e ragazzi autistici, progetto nato da una collaborazione tra Coop. CSA e Asd La Cantera, società affiliata al Mantova 1911. Perché se il calcio è lo sport più bello al mondo, lo è di più quando è per tutti!”
Speriamo che la nostra presenza, oltre ad averci donato tanta emozione, sia una possibilità per altri bimbi e ragazzi che vogliono fare parte della nostra unica, ma per tutti, squadra dei Super Abili.
Per info www.asdlacantera.it

