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Guida galattica all’adolescenza | Parte 3

Tutto ciò che accade nell’universo è frutto del caso e della necessità, diceva Democrito, il caso non arriva sempre a caso e ciò che è necessario richiede un atto di volontà. L’essere umano cammina sopra ponti di volontà e pietre messe dal caso, percorrendo fiumi e prendendo sentieri, un bivio dopo l’altro, proprio come in una grande giungla, che sia appena sotto casa nostra o molto lontana. 

Un essere umano è parte di questa giungla, che voglia oppure no, che scappi o che rimanga immobile la natura ti trova, ti avvolge e coinvolge perché facciamo tutti parte di un tutto che chiamiamo universo. 

Lo consideriamo infinito e noi siamo solo una parte limitata nel tempo e nello spazio. Troppo spesso l’uomo vive la propria vita, attraverso i propri pensieri, le sensazioni, le parole e le azioni come fosse separato dal resto dell’universo. 

Sperimentare sé stessi distaccati dagli altri è una creazione della coscienza, un’illusione ottica, una percezione errata della realtà come sotto l’effetto di droghe. Questa illusione diventa una sorta di prigione, qualcosa che ci limita, che allontana dall’affetto dalle persone che ci sono più care e dai nostri pensieri personali, dal vero essere e divenire. Il nostro compito quotidiano è quello di liberarci dalla prigione e di allargare la nostra comprensione. Espanderci proprio come l’universo in cerchi più grandi per abbracciare tutte le creature viventi e tutta la natura nella sua bellezza. Comprendere gli altri anche per comprendere meglio noi stessi, perché quando abbracci qualcuno, vuol dire che qualcuno sta abbracciando te. 

Ognuno della propria infanzia può ricordare dita sporche, ginocchia sbucciate o capelli pettinati con cura, giochi all’aperto, collezioni di ogni sorta o solamente inventate, ma tutte queste cose hanno il solo scopo di condurre verso la libertà della crescita, di voce in voce lo scorrere degli anni. 

Un ricordo beato non pone troppe domande, l’infanzia dovrebbe essere così: facile e senza troppi pensieri, ma l’adolescenza è quel punto esclamativo che crescendo si accartoccia e guardandosi si curva verso sé stesso. L’infanzia è quel periodo dove si rivedono i luoghi di quando si ha pianto e allo stesso momento i luoghi dove quel pianto era un sorriso, ma ad ogni modo sono luoghi aperti, colmi di luce. L’adolescenza è contraddistinta da crisi, da una stanza diroccata, da un mare di romantiche rovine, da una lunga strada verso una vetta che nemmeno si distingue. 

Possiamo notare che lo schema delle crisi giovanili si ripresenta identico nelle varie situazioni e si ricostruisce ad ogni nuova generazione. Gli adolescenti e i giovani sono in generale degli esseri adorabili, pieni di quella sostanza vergine dell’uomo che è la speranza e la buona volontà, ma il mondo adulto spesso li allontana da questa visione, mostrando un mondo di ipocriti, vili e alienati dal “sistema”, dalle istituzioni sociali e dalle difficoltà di ogni giorno, siano esse vicine o lontane da noi.  Crescendo, si ritrovano a poco a poco incastrati in un mondo che vorrebbero cambiare, con più giustizia, più bellezza, più vitalità, ma spesso il cambiamento diventa delusione. Così il ragazzo che s’insinua nella folla chiassosa lo fa per soffocare il tumulto del proprio silenzio. A volte l’adolescente scivola nel mezzo di un mare di gente, in un turbine di circostanze che scorre come rotolando e ogni ragazzo diventa esso stesso una cosa che rotola, che a volte si perde nel mondo e più volte in sé stesso. Perché quando si perde di vista il diagramma della vita umana, che non è composto, per quanto se ne dica o venga insegnato alle elementari, semplicemente da una linea orizzontale e da due perpendicolari, bensì da tre linee sinuose, perse nell’infinito, nell’universo di tutti, costantemente vicine e divergenti. Queste linee rappresentano ciò che un uomo ha creduto di essere, ciò che ha voluto essere e ciò che è stato, ma anche e soprattutto ciò che un ragazzo è, vorrebbe essere e può diventare. 

Rimanere lì, nella speranza, nel cambiamento è quello che cercano i ragazzi, è il conforto, il coinvolgimento. È il riparo dalle intemperie, la casa da costruire, ma è necessario fare tutte queste cose fondamentali da soli poiché nessuno le può fare al posto tuo, ma gli adulti possono essere accanto, insegnare, essere da esempio. 

Esiste un modo molto impercettibile di ricevere influenze e la più importante delle influenze che riceviamo è quella che deriva dal nostro rapporto con la realtà. La realtà cambia costantemente il nostro modo di percepirla e il modo in cui esprimiamo i nostri sentimenti al riguardo suggerisce che la materia prima di ciò che siamo deriva in gran parte da questo rapporto e dai cambiamenti che apporta nelle nostre vite. Molte figure si addizionano nella vita delle persone, alcune passano come una foglia secca, ti scorrono accanto come un profumo improvviso dalla strada o un canto da un balcone, altre che vorresti tenere si sottraggono, altre ancora sono pietre dove poggiarsi o ti camminano a fianco per un pezzo di strada o tutta la vita. Il tempo misura gli eventi solo in un prima o un dopo e lo spazio si può percorrere, attraversare o stare immobili, ma la questione essenziale è il come. Lo spazio-tempo degli esseri umani, delle piante o della polvere cosmica è un triste ingorgo grigio o una danza di una dolce melodia, questo sta a noi deciderlo.

Ciò che siamo, questo solo possiamo vedere. Tutto ciò che Adamo possedeva, tutto ciò che Cesare poteva fare, tu lo possiedi e lo puoi fare. Adamo considerava la sua casa il cielo e la terra; Cesare considerava Roma la sua casa; forse tu consideri casa tua la bottega di un calzolaio, cento acri di terra arata o la soffitta di uno studente. Ma riga su riga, punto su punto, il tuo dominio è vasto quanto il loro, sebbene non porti nomi solenni. Costruisci, dunque, il tuo mondo. (Ralph Waldo Emerson)

 

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