Il Progetto SAI ENEA MANTOVA ha proposto ai Beneficiari di Progetto, una giornata a Venezia da trascorrere insieme, per stare insieme, per conoscerci “diversamente” tra colleghi e tra persone partecipanti a questo percorso, ognuno con la propria lingua, con la propria storia.
Il SAI, Sistema di Accoglienza e Integrazione, ha tra i suoi obiettivi anche questo: creare spazi in cui l’incontro diventi naturale, senza barriere e Venezia, con la sua bellezza, è il luogo ideale per farlo.
La mattina siamo partiti in autobus da Mantova, un viaggio di due ore che ha sciolto subito il ghiaccio. Risate, foto, scambi di musica e parole in italiano, bangla e arabo. L’atmosfera era quella di una gita scolastica, ma con la consapevolezza che dietro ogni volto c’era una storia di migrazione, di ripartenza, di costruzione di una nuova quotidianità in Italia.
Arrivati a Venezia, l’accoglienza della città è stata immediata, un luogo internazionale. Non importa da dove vieni, qui ti senti parte di qualcosa di più grande, lo stupore non conosce nazionalità di fronte all’ unicità di Venezia. Lo si è visto negli occhi di chi la vedeva per la prima volta, ma anche in quelli di chi ci tornava dopo anni non come tappa di un lungo viaggio ma come turista.
Il percorso ci ha portati dritti in Piazza San Marco. La Basilica, il Campanile, dove la folla si muove lenta. Da lì ci siamo dispersi nei vicoli, come fanno tutti i visitatori curiosi, perdersi tra calli strette, ponti nascosti e campi silenziosi fa parte del rito. È un modo per rallentare, per osservare i dettagli, per ritrovarsi per caso davanti a un canale o a una bottega aperta da generazioni. Perdersi e trovarsi, come nella vita.
Le ultime due ore il cielo si è chiuso e la pioggia ha iniziato a cadere decisa, una pioggia estiva che ti bagna in fretta. Eppure non ha placato l’entusiasmo. Anzi, ha reso tutto più autentico. Impermeabili improvvisati, ombrelli condivisi, scarpe inzuppate e risate più forti. È stato in quei momenti che il gruppo si è saldato davvero: nessuno si è tirato indietro, nessuno ha pensato di tornare indietro prima.
Il Progetto SAI ENEA non organizza gite per riempire un calendario. Ogni uscita è pensata come uno strumento di relazione. L’autobus, il percorso, il tempo insieme diventano occasione per abbattere diffidenze e costruire fiducia. Perché l’integrazione non nasce solo dai corsi di lingua o dai documenti, ma da momenti semplici in cui ci si scopre simili nel meravigliarsi, nel bagnarsi sotto la pioggia, nel ritrovarsi dopo essersi persi.
Tornati in autobus, stanchi ma soddisfatti, i commenti erano tutti uguali: “Quando si ripete?”. Forse è questa la misura del successo di una giornata così. Non nei luoghi visitati, ma nel desiderio di ritrovarsi ancora, insieme.
Domenica 10 Maggio.

