Nell’ultimo anno, alcuni tra Educatori e Coordinatori del Settore Educativo si sono potuti sperimentare dentro un percorso formativo e costruttivo diverso, fatto di domande, confronti e nuovi percorsi. Un tempo di lavoro condiviso che ha permesso di fermarsi, osservare le pratiche quotidiane e immaginare modi diversi di abitare i contesti educativi. In primis con la formazione ECoS.
Il percorso formativo legato al modello ECoS, da implementare nei contesti scolastici, sta rappresentando un’importante occasione di crescita e rilettura del lavoro educativo. Al centro, il gruppo non più come semplice contesto, ma come spazio generativo capace di attivare inclusione, apprendimento e benessere. Il modello ECoS invita, infatti, a spostare lo sguardo: dall’intervento esclusivamente individualizzato a una prospettiva in cui il gruppo classe diventa dispositivo educativo. Attraverso laboratori progettati in modo intenzionale e situato, gli Educatori sono chiamati a osservare, cogliere i bisogni e costruire esperienze che valorizzino protagonismo, espressività e partecipazione.
Questa nuova modalità di apprendimento e formazione ha trovato risonanza anche nella formazione di un Tavolo di Riflessione, promosso da COPROSOL (Piano di Zona del Comune di Mantova) che ha visto il coinvolgimento di Assistenti Sociali, della Tutela Minori e dei Comuni, di Educatori e di Coordinatori delle cooperative accreditate per gli interventi di Educativa Domiciliare.
In questo spazio di confronto si è avviata una riflessione condivisa sulla necessità di ripensare il servizio di educativa domiciliare, orientandolo sempre più verso logiche relazionali, partecipative e di co-progettazione.
A partire da queste esperienze, l’Ufficio Educativo di CSA ha scelto di compiere un ulteriore passaggio: portare le buone pratiche emerse dentro la progettazione dei CRED estivi. In particolare, si è deciso di coinvolgere attivamente le Coordinatrici dei CRED nella definizione del tema e del filo conduttore, superando una modalità più tradizionale in cui il contenuto veniva deciso “dall’alto”.
Si tratta di una scelta che riflette un orientamento pedagogico preciso: riconoscere il valore del gruppo di lavoro, promuovere il confronto tra pari e attivare processi di co-costruzione. Un modo per rendere coerente il metodo con ciò che si intende proporre ai bambini e ai ragazzi.
Il tema individuato per l’estate 2026 nasce proprio da questo processo condiviso e si concentra su un nodo educativo centrale: il rapporto tra sé e l’altro, tra desiderio e rispetto, tra scelta e relazione. “Grazie, ma non me la sento” diventa così il filo conduttore di un percorso che accompagnerà bambini e ragazzi nell’esplorazione del consenso, del coraggio di dire no, dell’ascolto di sé e dell’altro, del valore delle proprie emozioni e delle proprie scelte.
Attraverso attività, giochi, narrazioni e laboratori, bambini e bambine saranno accompagnati a sviluppare competenze relazionali ed emotive fondamentali, in un contesto che valorizza la gentilezza non come adesione passiva, ma come capacità di stare nella relazione rispettando sé stessi e gli altri.
La mascotte del CRED, che accompagnerà la programmazione, è il Bombo Gino, un piccolo bombo che, affrontando varie avventure nel bosco, prende consapevolezza del potere delle parole e del loro utilizzo.
“Il bombo” è un insetto decisamente sproporzionato, troppo grosso per le piccole ali che si ritrova. Eppure, al bombo non interessano le opinioni dell’uomo sulla sua taglia. Si alza al mattino, muove le sue ali e vola tutto il giorno. Perché per ottenere qualcosa – lo capisce anche un bombo – ti devi sempre muovere.
Intorno a questa immagine, a metà tra leggenda e realtà scientifica, si muove una riflessione semplice e potente: non sempre ciò che sembra possibile sulla carta coincide con ciò che accade nella realtà. Il bombo vola, anche se qualcuno ha provato a dimostrare il contrario. E vola perché si muove, sperimenta, prova.
Non è un caso, allora, che proprio un bombo sia diventato il protagonista del tema del CRED 2026. Bombo Gino accompagna bambini e bambine in un percorso fatto di scoperte, piccoli passi e scelte coraggiose: imparare a dire grazie, chiedere per favore, ascoltare sé stessi e gli altri, fino ad arrivare a quel passaggio fondamentale che dà titolo all’intero percorso: “Grazie, ma non me la sento”.
In questa prospettiva, il lavoro educativo si conferma come un processo vivo, in continua evoluzione, capace di trasformarsi a partire dalle esperienze, dalle relazioni e dai contesti. Un percorso in cui formazione, confronto e pratica si intrecciano, generando nuove possibilità di intervento e nuovi significati per il fare educativo.

