Il Terzo Tempo, da settembre 2025, si è spostato negli spazi del Centro Giovani Galiani. Da molti anni il servizio sostiene la possibilità, per i bimbi e i ragazzi del territorio che lo frequentano, di fare esperienze personali e di gruppo.
In un’epoca in cui le relazioni sono sempre più difficili e impregnate di chiusure emozionali, comportamenti egoici e apatia, il servizio offre la concreta possibilità di stare bene con sé stessi e, in virtù di questo, con gli altri. Il gruppo dei pari e gli adulti di riferimento sono motivo, veicolo e aspirazione al fare, al confronto, alla scoperta, all’apprendimento e all’insegnamento.
Nell’altro mi scopro, mi ritrovo, mi distinguo.
Con l’altro si innescano imitazione, conflitto, cooperazione e complicità. L’intreccio di emozioni e sentimenti che si modellano nell’interazione di regole e sani comportamenti è pratica dello stare bene insieme. Stare bene con sé stessi significa accettarsi e rispettarsi, ma anche rivelarsi e accogliere il mutamento per indirizzarlo nel sentiero di un genuino sviluppo.
Significa darsi il privilegio di scoprire di giorno in giorno nuovi orizzonti, cieli mai visti prima e nuove stelle, così da svelare profumi inattesi dando profondità e valore alla propria vita. Non essere incatenati al dissipare o al vagheggiare di ombre che alterano la realtà, ma portare luce con il proprio sguardo, dare calore dove serve, essere brezza nel vento dell’agire e onda consapevole nel mare del tempo.
Chi cerca la pace nelle cose esteriori ne trova solo la superficie e la superficialità, la povertà nel tutto, il poco nell’abbondanza. Chi riesce a trovare sé stesso è in continua ricerca, non perderà attimi vitali di questo immenso mondo e potrà avvicinarsi all’altro, stare con l’altro e trovare la forza e la gioia proprio dalle relazioni.
Stare bene vuol dire imparare, accumulare ricchezza di significati, trasformare le esperienze in abilità, cogliere opportunità, espandere l’interazione e progredire di vitalità fisica e spirituale. Essere un gruppo, giocare, crescere, divertirsi e “fare” con l’altro non è semplicemente stare in compagnia, ma essere “in” qualcuno: prendere un po’ dell’altro e donare un po’ di sé stessi affinché ognuno abbia qualcosa in più. Poiché il condividere non toglie all’uno, ma moltiplica le possibilità per tutti. Per questi motivi, al Terzo Tempo si stimolano le competenze, si acquisiscono abilità e si vivono avventure:
Andare al Museo Diocesano, accolti e accompagnati da Monica, permette di cogliere la bellezza di un luogo, dei suoi quadri, delle armature, le sculture e gli oggetti preziosi, stimolando la conoscenza, arricchendo il bisogno di scoperta, nutrendo la meraviglia e allenando la fantasia.
Giocare liberamente nei parchi pubblici contribuisce al rispetto delle regole, allena all’imprevedibilità delle circostanze che la vita ci propone, al confronto e alla spontaneità del momento. Visitare luoghi magici, villaggi di gnomi o casette nel bosco, osservare ciò che ci circonda in paesaggi multiformi, il mutare delle stagioni e della natura, rende aderenti al presente e consapevoli, con la spensieratezza del divertimento e l’esercizio dell’accettazione, senza necessità di performance.
Godere della luce del Lago di Garda, scegliere il gusto di un gelato e condividere la compagnia come un gioco di cerchi e incastri, realizza qualcosa che prima non c’era e che, da soli, non avrebbe sostegno. Fare parte dell’essenza di un gruppo, entrare nella memoria dell’altro, essere presente nei gesti di una relazione è lasciare un messaggio; tutto questo significa trasportarsi dove gli altri ci chiamano, dove possiamo sognarci e vederci felici. Essere parte di un gruppo ci permette di non perdere la propria identità, di essere lettori ma anche scrittori della realtà che ci circonda e che si può edificare. Permette di trovare rifugio e offrire ospitalità nello stesso momento, di donare la nostra mano, il nostro sguardo e il nostro cuore ricevendo il sostegno di altre mani, l’attenzione di altri sguardi, la cura e l’amore di altri cuori.
Nell’età evolutiva l’appartenenza a un gruppo permette lo sviluppo emotivo, la gestione delle emozioni e la costruzione dell’identità personale. Nel confronto e nella relazione si costruisce il sistema di conoscenze e di pensiero critico, si sviluppa l’interazione sociale e avviene la maturazione neuropsicologica. Quanto è bella la musica di uno strumento, tanto più può esserlo in un’orchestra; quanto è bello il canto di un singolo, tanto più lo è quando diventa armonia ed energia di un coro. Sviluppiamo la sinfonia non di un momento, ma il dialogo e l’alchimia di una primavera.

