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Un Binomio Riabilitativo

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Uomo e cavallo sono legati da un rapporto millenario, chiamato binomio, che si è mostrato nella storia umana nelle forme più disparate: dalla facilitazione del lavoro nei campi alla caccia, dagli spostamenti alle attività belliche, ha poi assunto con l’avvento dell’era moderna finalità prettamente ludiche, sportive e terapeutiche. Da strumento di sussistenza e simbolo di ricchezza, il cavallo è tornato così ad essere semplicemente compagno, amico e facilitatore terapeutico.

In fondo già Ippocrate, nel V-VI secolo a.C., attribuiva ad una cavalcata effetti terapeutici come il poter risolvere i disturbi di insonnia e di innumerevoli altri problemi del corpo e della mente, e con i secoli la medicina ha approfondito notevolmente gli effetti terapeutici di questo particolare rapporto, confermandoli, comprendendoli sempre più a fondo e rendendoli così importante strumento anche riabilitativo per diverse condizioni fisiche e neurologiche.

 

Proprio del suo ruolo di facilitatore terapeutico ci siamo quindi quasi per caso ritrovati a parlare, fisioterapista da una parte, IAA dall’altra, durante le nostre pause caffè a Corte Margonara:

e se in principio si trattava solo di uno scambio teorico sulla natura dell’ipertono spastico e della sua riduzione durante l’ippoterapia, dettato più dalla passione per l’argomento che da qualcosa di tangibile o strutturato, ci siamo velocemente resi conto di come una collaborazione, un’unione delle nostre diverse competenze, potesse migliorare il nostro intervento singolo nel trattamento della spasticità, di come insieme potevamo dare un valore aggiunto.

 

Così ci siamo rivolti ai ragazzi affetti da spasticità dei vicini CSS di Corte Margonara e dell’Ippocastano, cominciando a provare sul campo questa collaborazione che ha da subito dato i frutti sperati, con attività di complessità crescente e miglioramenti tangibili sia durante che fuori da essa sulla gestione del suddetto ipertono.

 

Se è vero che non abbiamo scoperto nulla di nuovo sulle potenzialità di questo particolare binomio e che non stiamo di certo affermando di aver rivoluzionato il trattamento della spasticità, ritengo sia stupendo che mondi distinti, diversi per ruolo e formazione, trovino il modo di venirsi incontro e di unirsi lavorando insieme per il bene dei nostri ragazzi, con la speranza di poter offrire qualcosa di più per il loro benessere nel medio e, magari, anche nel lungo termine.

Chissà che questo non risulti con il tempo essere anch’esso un vero e proprio binomio, e che non ci permetta di costruire un vero e proprio approccio integrativo da affiancare al più classico trattamento della spasticità, magari aprendoci anche alle varie realtà riabilitative della provincia.

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