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Lavorare in Cooperativa oggi

Mondo CSA

Da tempo in CSA stiamo constatando come sia difficile reperire risorse umane e professionali da inserire nei servizi, nei più svariati settori.

Lo dimostrano gli innumerevoli annunci che continuamente vengono pubblicati sui portali e postati sui Social Media, il grande lavoro di ricerca e di selezione delle figure che non sempre dà gli esiti sperati, con il rischio a volte di non avere le figure per coprire i Servizi chiesti dai Clienti.

Ci siamo resi conto, inoltre, di come risulti difficile attrarre e affiliare i giovani. La percezione è che spesso i giovani vedono la Cooperativa come la porta di ingresso nel mondo del lavoro, dove iniziare a fare esperienza per approdare poi a “qualcosa di migliore”.

Se allarghiamo lo sguardo a livello generale, è facile constatare come il settore dei lavori di cura stia affrontando un aumento preoccupante del turnover tra i dipendenti, senza una corrispondente capacità di reclutare nuovi lavoratori. Questo fenomeno è influenzato dalla crescente domanda di interventi nei settori educativo, socio-sanitario ed assistenziale, e dalla necessità di garantire la qualità degli interventi con professionisti adeguati, assicurando la continuità dei servizi agli Utenti.

Trovo interessante il Rapporto “LAVORARE IN COOPERATIVA OGGI. La voce dei nuovi professionisti della cura e il turn-over nelle imprese sociali”, relativo all’indagine condotta da Euricse nel 2023 nelle province di Lecco, Sondrio e Monza e Brianza, su 24 Cooperative sociali e circa 1200 lavoratori under 35.

Questa ricerca ha puntato il faro su aspettative e problemi della nuova generazione di cooperatori sociali e sulle dinamiche di turn over nelle Cooperative sociali.

Nell’analisi delle determinanti del turnover in uscita dei lavoratori è stata posta enfasi su tre livelli:

 

  • le caratteristiche individuali dei lavoratori reclutati, sia in termini di tratti formativi e personali che soprattutto come preferenze e motivazioni al lavoro;
  • le caratteristiche del lavoro offerto e delle politiche organizzative praticate ed influenti sulla definizione del clima di lavoro, colte ad intercettare buone pratiche di valorizzazione dei giovani lavoratori e rigidità contrattuali ed operative imposte dal servizio o dalla sua organizzazione;
  • i fattori di contesto, con definizione dei competitor nel mercato del lavoro e delle dimensioni che influenzano indirettamente i processi di reclutamento e di organizzazione del lavoro nelle imprese, prima tra cui i processi di affidamento della pubblica amministrazione.

 

I dati fanno emergere, in primo luogo, un cambiamento nell’approccio dei giovani al mondo del lavoro e al lavoro di cura. Nonostante le buone motivazioni intrinseche e l’attenzione al sociale, i giovani lavoratori concepiscono innanzitutto di più il lavoro come una propria esperienza formativa e di crescita personale e professionale, ricercando maggiormente la conciliazione tra lavoro e vita e a pesare quindi maggiormente caratteristiche del lavoro quali la flessibilità e la possibilità di lavoro a distanza. Il futuro dei giovani lavoratori diviene, quindi, più flessibile e comporta incertezza crescente per le Cooperative, che si trovano ad affrontare un aumento del turnover fisiologico.

La propensione all’uscita non è comunque definita ex ante dai giovani lavoratori, ma vi è una buona propensione a lasciare il proprio ente nel momento in cui si presentano occasioni di lavoro ritenute “migliori” per tratti operativi e del contratto di lavoro (per molti rappresentato dal lavoro nell’ente pubblico).

 

E allora cosa possiamo fare come Cooperativa Sociale?

 

A favore dei giovani lavoratori e a rafforzamento delle proprie motivazioni ed interessi sociali le Cooperative Sociali devono e possono investire, ancora, rafforzando le politiche di coinvolgimento dei giovani, in un processo che li porti progressivamente a diventare protagonisti attivi della promozione dell’interesse sociale e delle responsabilità sociale delle proprie imprese e ad accettare pertanto in modo crescente anche il proprio impegno ulteriore nel lavoro, recuperando quella contribuzione al lavoro e quella fedeltà all’organizzazione che hanno caratterizzato le generazioni di cooperatori sociali precedenti.

 

Il coinvolgimento richiede la predisposizione di pratiche organizzative e il riconoscimento ai giovani del tempo lavoro impiegato per migliorare le dinamiche e gli scambi organizzativi, con il supporto degli enti di rappresentanza come attori a supporto della formazione e dell’accrescimento del senso sociale dei giovani, ma anche con una maggiore sinergia con le scuole.

Al sistema nel suo complesso spetta, inoltre, garantire che le aspettative pro-sociali dei giovani trovino risposta nella quotidianità dell’operato delle Cooperative. La mission cooperativa e la funzione sociale non vengono assolti dagli enti semplicemente con il fatto di operare a favore di persone deboli o con gli impatti sociali generati; se l’obiettivo della cooperazione sociale si limita all’erogazione di prestazioni e al perseguimento di buone performance la comprensione e condivisione della funzione sociale delle Cooperative potrebbe affievolirsi.

Anche la pianificazione dei servizi e le pratiche di amministrazione condivisa devono porre al centro l’attivazione delle motivazioni dei lavoratori, in un sistema di condivisione trasversale e a tutti i livelli dell’obiettivo sociale.

Le Cooperative possono crescere, inoltre, lavorando su modelli organizzativi e sulla revisione dei gruppi di lavoro, promuovendo nuove figure di responsabilità e divisione delle competenze funzionali ad affrontare meglio anche i carichi di lavoro. La revisione dei modelli organizzativi può cominciare dal basso, con processi di sperimentazione micro su servizi di nuova realizzazione o su finanziamenti esterni.

Rispondere alla domanda crescente di servizi e al diversificarsi o acuirsi dei bisogni e delle problematiche della comunità con risorse umane insufficienti o eccessivamente esposta al turnover non è, in conclusione, sostenibile nel lungo periodo e pianificare in modo congiunto le strategie che agiscono sull’intercettazione e sulla fidelizzazione dei lavoratori nelle professioni di cura deve essere un obiettivo condiviso della pubblica amministrazione e del privato sociale.

Possiamo e dobbiamo fare molto per mantenere il focus sul processo di protagonismo attivo dei Soci di CSA affinché anche le nuove generazioni possano scoprire e vivere l’opportunità che la Cooperativa può dare in termini di espressione della propria creatività professionale perseguendo sempre la promozione dell’interesse sociale.

Forza rimbocchiamoci le maniche!

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