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Nei panni di…

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RODIGO (MN) – Il Servizio Civile Universale si declina come “scelta volontaria di dedicare alcuni mesi della propria vita al servizio di difesa, non armata e non violenta, della Patria, all’educazione, alla pace tra i popoli e alla promozione dei valori fondativi della Repubblica italiana, attraverso azioni per le comunità e per il territorio”. I giovani Volontari sono una necessaria e vitale risorsa sia per gli enti ospitanti sia per le persone che beneficiano dei loro servizi, e per loro questa diventa un’importante occasione di formazione e di crescita personale e professionale. Proprio per questo ogni volontario ha l’obbligo di frequentare corsi di formazione generale e specifica, quest’ultima inerente alla specificità del progetto, ossia alle mansioni che andranno a ricoprire.
Anche quest’anno, quindi, il Comune di Rodigo ha richiesto di poter formare i loro Volontari del Servizio Civile, impegnati in servizi quali pre-scuola, sorveglianza pulmino, sorveglianza mensa e doposcuola, presso il nostro Centro di Formazione, con personale qualificato.
Il corso, della durata di 12 ore suddivise in tre mattine, è stato organizzato, pensato e tenuto dagli Educatori professionale Enrico Rossi e Giovanni Artoni. Durante l’incontro preparatorio, visto il ristretto numero di Volontari, si è deciso di allargare la proposta formativa. Sono stati inclusi quindi alcuni Educatori professionali neoassunti e, in alcuni casi, alla prima esperienza lavorativa, per un totale di dieci partecipanti.
La formazione si è concentrata su “Il ruolo dell’educatore – teoria e tecniche degli interventi in ambito educativo”, decidendo di alternare momento di riflessione e di teoria ad attività pratiche.
Durante il primo incontro, dopo una prima attività conoscitiva, si è discusso sul significato della parola “educazione” e su quali sono le cose essenziali che un Educatore dovrebbe portare all’interno di un’ipotetica “valigia” che lo segue nel suo lavoro quotidiano. Sono emerse parole come presenza, autenticità, ascolto, mettersi in gioco e pazienza.
Nel secondo incontro si è affrontato il tema della disabilità; dopo una breve introduzione, che ha sottolineato come si educhi per migliorare la qualità della vita e la differenza tra disabilità ed handicap, sono stati presentati alcuni strumenti/ausili da utilizzare per supportare il funzionamento cognitivo della persona. In particolare, una di queste, la Token economy, è stata utilizzata durante l’incontro; ad ogni osservazione, risposta o domanda posta, a prescindere che fosse corretta/pertinente, veniva inserito un gettone in una scatola. In questo modo i presenti hanno potuto “guadagnarsi” la pausa e capirne quindi il funzionamento.
Durante l’ultimo incontro l’attività che ha coinvolto maggiormente tutti i partecipanti è stata quella di “Nei panni di…”; a turni tutti sono stati messi nella condizione di “vivere una disabilità”, attraverso l’uso di occhiali che simulavano alcune disabilità legate alla vista, l’utilizzo di sedie a rotelle, tappi per le orecchie a richiamare l’assenza di udito.
Al termine dei tre incontri è stato somministrato a tutti i partecipanti il questionario di gradimento.
Da sottolineare in questo caso alcune risposte date alla domanda “Cosa suggerirebbe per poter migliorare il corso a cui ha partecipato?”:
– “Fare qualche giornata in più”
– “Maggiori ore”
– “Aggiungere qualche ora e qualche giorno”
Ciò indica l’apprezzamento in merito sia alla tematica che alle modalità proposte dai due formatori.

Di seguito riporto alcune riflessioni di Giovanni ed Enrico:

Il primo compito della pedagogia è quello di ridare fiducia alla ragione umana, in quanto capace di dare un senso alla storia e alla sua esistenza. In questa prospettiva l’azione educativa si muove proprio all’interno di una dinamica che presuppone la possibilità di riappropriarsi di ciò che è specificatamente umano. Tale processo di maturazione sposta il fuoco dell’educazione sulla nozione di formazione, in grado di offrire un’unità significante all’umano che orienti il processo educativo.
Il processo formativo presuppone perciò un “metter in forma” che istituisce l’umano, non in quanto modello ideale, ma quale esperienza specificatamente umana. Se assumiamo l’idea dell’uomo, non come colui che è dato a priori, ma come “colui che si fa”, l’atto formativo assume quindi un’importanza di assoluto rilievo.

 

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