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Il Presidente Mattarella: “Lavorare non può significare rischiare la vita”

Lavoro Sicurezza Ottobre 2022

“I numeri delle vittime degli incidenti sul lavoro, nonostante i numerosi provvedimenti normativi con i quali si è cercato, nel tempo, di prevenirli, sono allarmanti, drammatici”. È quanto si legge in una lettera inviata dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Zoello Forni, presidente dell’Anmil (Associazione nazionale dei mutilati ed invalidi del lavoro).

Sono 677 gli incidenti mortali sul lavoro denunciati in Italia nei primi 8 mesi dell’anno con una media di quasi tre vittime al giorno, secondo i dati elaborati dall’Anmil (su dati Inail) pubblicati in occasione della Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro che, tradizionalmente, cade nella seconda domenica di ottobre.

Incidenti che “raccontano storie di vite spezzate, di famiglie distrutte, di persone gravemente ferite, di uomini e donne che invocano giustizia” ha aggiunto il Capo dello Stato. “Persone che si appellano alle istituzioni, ai datori di lavoro, alla coscienza di chiunque sia nelle condizioni di rendere i luoghi di lavoro posti sicuri, in cui sia rispettata la dignità della persona”. “Lo sviluppo di nuove tecnologie ha mutato radicalmente la natura e la stessa dimensione spaziotemporale dei luoghi di lavoro. Purtroppo  ha detto ancora Mattarella  questa fase non è stata accompagnata da una crescita proporzionata delle iniziative verso la prevenzione. Lavorare non può significare porre a rischio la propria vita”.

Quotidianamente siamo costretti ad aggiornare il triste contatore delle vittime sul lavoro, e anche se il dato statistico risulta in calo, non possiamo rassegnarci ad una logica quasi di assuefazione alle continue notizie di incidenti. Ogni vittima lascia il segno. Tutte le vittime lasciano una ferita indelebile perché sono vite strappate ai loro affetti, alle loro famiglie, alla nostra società.

Per quanto si agisca sul piano normativo, repressivo, dei controlli, questo è solo un fronte della battaglia. Un secondo piano, altrettanto importante, è quello culturale, della consapevolezza sia delle imprese che dei lavoratori. Serve un grande patto sociale e culturale per riconoscere ai lavoratori la giusta dignità, i giusti trattamenti economici e di welfare, la partecipazione attiva alla vita di impresa, i diritti e standard adeguati di sicurezza.

L’Anmil ha voluto rivolgere un appello alle forze politiche che si preparano a governare. “Nonostante la grave recrudescenza del fenomeno infortunistico che grava sul Paese, ad oggi la sicurezza nei luoghi di lavoro non riceve la giusta considerazione, che dovrebbe invece rappresentare una priorità  ha dichiarato il presidente nazionale Anmil, Zoello Forni  e questa ricorrenza è l’occasione per sensibilizzare sul tema le forze politiche appena elette a governare il Paese, stimolando riflessioni e assunzioni di un impegno per il futuro, al fine di attuare un programma di interventi che tenga conto di proposte concrete come le nostre per arginare morti e infortuni sul lavoro e malattie professionali”.

Morire di lavoro, morire mentre si sta lavorando: abbiamo già ricordato su queste pagine questo, che è uno fra i più grandi paradossi del mondo contemporaneo e di come la responsabilità di queste morti ricada sulla società stessa, quindi anche su tutti noi. Le attuali leggi sul lavoro impongono regole ferree in tutti gli ambiti lavorativi e sanzioni pesantissime. Eppure ancora non basta. Quello che manca, lo ricordiamo ancora una volta, è una vera propria cultura della prevenzione, quella consapevolezza che permette di rendersi conto che tutto, ogni nostra azione o remissività, può avere delle conseguenze, su noi stessi e sugli altri: ricordiamoci che per “gli altri”… gli altri siamo noi!

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