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L’integrazione all’interno delle nostre realtà

SSA

Da sempre (o, perlomeno, da quando frequento io l’ambiente, poco meno di un quarto di secolo fa) il personale della RSA assume i tratti della diversità etnica, appartenendo ad una diversità di razze e culture, e questo accade per una molteplicità di ragioni.

Innanzitutto perché il tessuto stesso della nostra società è costituito oggi da una pluralità di persone, tutte assolutamente italiane al 100%, ma di origini non italiane, figlie di genitori o di nonni non nati in Italia, ma in altri Paesi Europei o più frequentemente Extraeuropei.

Sono le persone che hanno originariamente scelto l’Italia come paese per vivere e lavorare, e dopo alcune generazioni sono diventate, come si diceva, italiane a tutti gli effetti, ed inserite a pieno titolo nel nostro mercato del lavoro; alcune di queste sono state scelte dalla nostra Cooperativa secondo i consueti canali di selezione.

Poi ci sono invece gli stranieri che, portatori di competenze e professionalità carenti nel nostro paese, abbiamo dovuto cercare all’estero, e sono venuti appositamente presso le nostre realtà per lavorare, per fare esperienza e guadagnarsi da vivere.

Di questi, da sempre, ne abbiamo avuto bisogno, fin dall’inizio della mia esperienza, quando decidemmo di importare Infermieri dalla Romania nei primi anni duemila per formare l’organico di Villa Maddalena, la prima RSA di gestione (e di proprietà) di CSA.

È storia nota che molti di questi infermieri sono rimasti, hanno scelto di restare con CSA e di vivere in Italia, e sono ancora con noi oggi.

Dopo questi, molti altri Paesi sono stati rappresentati a Villa Maddalena e nelle altre RSA che seguivo: polacchi, brasiliani, costaricensi, capoverdiani, albanesi, moldavi, ucraini, russi (quando il mondo non era ancora in guerra come oggi), sono i primi che mi vengono in mente, ma ce ne sono molti altri.

La diversità ha portato certamente problemi di integrazione per gli ultimi arrivati, ma ha portato anche ricchezza e diversità; il personale sanitario e socio assistenziale, ossia ragazzi giovani spesso neppure trentenni, con tutta la vita davanti, davanti ai loro giovani coetanei italiani e stranieri, talvolta non si comprendevano, ma molto più spesso (e nel lungo periodo) si ritrovavano nella loro giovinezza, e nel brio di volersi conoscere e scambiarsi le esperienze di vita.

Gli ultimi arrivati (solo cronologicamente) sono il gruppo di infermieri provenienti dalla Tunisia, che CSA ha potuto inserire nelle proprie realtà grazie ad un accordo con una società di ricerca e grazie alla legge “Urgenza emergenza”, che consente anche a chi non ha il titolo riconosciuto in Italia, ma solo nel Paese di provenienza, di poter esercitare la professione infermieristica.

Ragazzi e ragazze molto lontani dai cliché oggi in voga dei profughi arrivati sui barconi, sono invece educati, aperti, moderni, professionali e desiderosi di mettersi alla prova.

Tecnicamente, l’operazione del loro inserimento non appare complessa: disbrigate tutte le formalità burocratiche (che formalità poi non sono) si prendono questi ragazzi, li si porta fisicamente nel luogo di lavoro, si garantisce loro contrattualmente uno stipendio, un’abitazione dignitosa, e finalmente li si inserisce in Struttura.

Il gioco sembra fatto; invece tutto il contrario, perché le difficoltà iniziano proprio da lì in avanti.

Questi ragazzi si trovano proiettati in un ambiente nuovo, a gestire persone (i nostri Nonni) che spesso non parlano neppure italiano, ma solo dialetto, con tutte le diversità del caso.

Poi subentra la difficolta a trovare un’abitazione a fronte di una diffusa diffidenza verso i tunisini, che spinge molti proprietari a negare l’affitto della loro abitazione o ad aumentarlo in modo talvolta discutibile.

Eppure talvolta il miracolo avviene. Molti Nonni riversano il loro affetto su quei ragazzi “un po’ scuretti” (come dice uno dei Nonni), ma che ricambiano in modo genuino l’affetto, trattando i nostri Ospiti come se veramente fossero i loro nonni; del resto il rispetto per il patriarca anziano è uno dei capisaldi della loro cultura, forse ancora più che nella nostra. Così come qualcun’altro si fida di loro e gli affida l’alloggio senza nessuna remora.

Il mondo cambia senza sosta, quando tutti avremo capito che le migrazioni sono e saranno fondamentali in futuro per lo sviluppo di tutti, sia di chi ha lavoro da offrire e sia di chi lo ricerca perché ne è privo, allora tutto sarà più facile. Per adesso accontentiamoci di rendere meno difficile e più accogliente la nostra realtà per chi arriva pieno di speranze e di sogni.

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