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RSA: la difficoltà della ripartenza nel periodo post Covid

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È di oggi la notizia che il quotidiano inglese Sunday Times avrebbe le prove (anche se non ancora mostrate) che il virus del Covid sia stato effettivamente generato in laboratorio a Wuhan, in Cina, come arma batteriologica, e poi sia sfuggito di mano per un errore umano.

Non sappiamo ancora come finirà questa ennesima boutade, sappiamo però che il Covid ha tracciato un solco indelebile nelle nostre vite, ed anche nel nostro lavoro di gestori di RSA.

Se è facile da un lato affermare che tutte le professioni, chi più chi meno, sono state rivoluzionate dalla pandemia, dall’altro vogliamo concentrare il focus sulla nostra professione, e questo, in un periodo in cui il Covid è ufficialmente finito secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ci costringe ad alcune riflessioni.

La prima è che il Covid ha inaugurato un periodo di forte emergenza che fatica a rientrare. L’impatto, anche emotivo, sulle professioni sanitarie e socio assistenziali è stato enorme, molte persone sono state costrette a ripensare al loro ruolo, alle proprie mansioni, e spesso a cercare una via di fuga verso una professione non più così tanto amata: qualcuno lo ha fatto uscendo proprio dal mondo del lavoro attraverso pensionamenti anticipati, altri con un ripensamento del loro ruolo che puntasse ad un ridimensionamento, magari lavorando di meno, o con mansioni “più leggere”.

Il risultato, come è noto, è stato il crollo dell’offerta di professioni sanitarie, ma anche socio assistenziali, che ancora oggi sta obbligando letteralmente le nostre Strutture a fare i salti mortali per completare gli organici, che di fatto sono sempre in carenza.

Importare infermieri dall’estero sembra essere rimasta l’ultima ratio possibile, ma questo a propria volta presenta costi logistici ed organizzativi altissimi: a questi giovani e motivati lavoratori va cercata casa, vanno inseriti vicino alle Strutture, perché hanno molta difficoltà negli spostamenti, vanno aiutati nell’inserimento linguistico, di competenze, in tutte le pratiche burocratiche, oltreché nell’inserimento in un ambiente di lavoro spesso lontano dalle loro concezioni etiche e di vita.

La seconda riflessione riguarda gli Operatori Socio Sanitari: la loro carenza ha spinto a numerose iniziative CSA: dall’anno scorso si è iniziato a riconoscere economicamente il titolo di OSS a tutti gli Operatori, anche a chi da mansionario non opera come tale. Si cerca di tenersi d’acconto gli Operatori più validi e disponibili, si cerca di venire incontro a tutti in termini di disponibilità, di turnistica, di esigenze personali e familiari quando possibile.

Questo tuttavia non basta, il lavoro di OSS è psicologicamente e fisicamente provante, e le indubbie soddisfazioni che offre nell’aiuto dei più deboli e fragili, gli anziani che sono la memoria storica del nostro vissuto, spesso non sono sufficienti a garantire stimoli per intraprendere questa scelta professionale e di vita.

Anche in questo caso CSA si sta muovendo, organizzando per il prossimo autunno un proprio corso gratuito di OSS, presso la RSA di Monzambano Casa Rosanna, con l’impegno di garantire a tutti i partecipanti un posto di lavoro presso una delle proprie Strutture.

La terza riflessione riguarda propria la mobilità dell’organico, il “turn-over”: si è passati da un turn over ai minimi storici (di cui siamo stati a ragione sempre un po’ orgogliosi), ad un turn over spesso a livelli importanti.

Questo non permette di lavorare in modo organizzato, impone di ripartire frequentemente da zero nell’applicazione dei piani di lavoro con i nuovi assunti, ed impone non di rado di affrontare da capo problemi già risolti con gli Operatori dimessi. Rende infine più complessa la programmazione del fabbisogno di personale; e questo incide inevitabilmente sulla qualità del servizio offerto.

La qualità del servizio – la teniamo come quarta e conclusiva riflessione – oggi è ancora più importante, perché se il bisogno di assistenza agli anziani fragili aumenta, diminuiscono le risorse economiche delle famiglie, anche loro in difficoltà a seguito del Covid.

La domanda di assistenza agli anziani fatica a ripartire, e delle famigerate liste di attesa per entrare in RSA è rimasto poco o nulla. Tutto il sistema del resto (domanda e offerta) si sta rimettendo in moto, ma lo sta facendo con una lentezza esasperante.

E proprio tale lentezza rende necessario resistere in questo momento di trasformazione, di stasi e di assestamento del sistema, cercando di dare sempre le risposte migliori a quanto ci viene chiesto.

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