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Sicurezza: che genere di rischi sono i rischi di genere?

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È comune sentir parlare di problemi legati al genere quasi esclusivamente in termini di condizioni deplorevoli per le donne rispetto agli uomini. Ricorre infatti il 25 novembre la Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne per ricordare le vittime di maltrattamenti, abusi e femminicidi. Ma il problema è di tale portata che tale ricorrenza andrebbe estesa alle discriminazioni e alle disuguaglianze di genere.

L’uguaglianza di genere è, infatti, tra gli obiettivi del Programma per lo Sviluppo Sostenibile (SDG) sottoscritto da 193 Paesi dell’ONU denominato Agenda 2030. Questo programma è suddiviso in 17 obiettivi declinati in ulteriori target per un totale di 169 traguardi per ridurre la povertà e le forme di disuguaglianza e per promuovere una crescita economica duratura e sostenibile.

L’Obiettivo 5, che riguarda appunto l’uguaglianza di genere, ha 9 traguardi che riguardano le donne, le ragazze e le bambine di tutto il mondo e tra questi c’è anche quello di garantire alle donne la piena ed effettiva partecipazione e pari opportunità di leadership a tutti i livelli del processo decisionale nella vita politica, economica e pubblica.

In relazione agli ambienti di lavoro si è visto come il genere di appartenenza è uno dei fattori che differenziano gli infortuni sul lavoro. Parlare di uguaglianza di genere e rischi di genere però non è la stessa cosa. L’uguaglianza di genere è un obiettivo, non è solo una speranza, e sarà una conquista sociale dove essa sarà davvero raggiunta. Cosa si intende, invece, per rischio di genere? Il D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro), definisce ‘pericolo’ ciò che può danneggiare la salute e la sicurezza di chi lavora e definisce ‘rischio’ la probabilità di essere esposti al pericolo e subirne danno. La discriminazione, quindi, è il pericolo a cui si può essere esposti per il fatto di essere uomini o donne in un determinato ambiente sociale. Di conseguenza, il rischio di genere esprime la probabilità di subire danni da questa specifica tipologia di discriminazione.

 

Il meccanismo che favorisce la discriminazione di genere appartiene al sessismo e in particolare all’oggettivazione sessuale sia delle donne che degli uomini e alla deumanizzazione per cui le persone sono trattate alla stregua di oggetti/strumenti e non come esseri umani.

In Italia esiste l’obbligo di rilevare ed eliminare questo tipo di rischio sul luogo di lavoro. Ciò che la norma richiede è verificare se tra uomini e donne che lavorano in aziende vi siano situazioni o eventi, ascrivibili al genere di appartenenza, che possano comportare un rischio per la salute e il benessere: nasce quindi l’esigenza di uno strumento che possa misurare il rischio di genere negli ambienti di lavoro e che sia funzionale alla mitigazione del rischio attraverso opportuni interventi. A tal proposito si sta lavorando alla validazione di uno strumento che misura il rischio percepito dal personale lavorativo in merito all’appartenenza di genere insieme alla misurazione da parte dell’ufficio del personale di specifici indicatori.

È stato sviluppato tenendo conto degli indicatori che concorrono al calcolo del Gender Equality Index (GEI). Il GEI è uno strumento per misurare i progressi della parità di genere nell’UE e offre maggiore visibilità alle aree che necessitano di miglioramento; questo indice di uguaglianza di genere è stato sviluppato dall’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere (EIGE), agenzia dell’UE dedicata esclusivamente alla parità di genere. Si è tenuto conto anche del Gender Equality ideato dall’Organisation for Economic Cooperation and Development (OECD), un’organizzazione internazionale con sede a Parigi che ha la finalità di definire politiche che promuovano la prosperità, l’uguaglianza e il benessere secondo un approccio di genere.

Lo strumento è composto da 35 item che intendono spiegare 9 indicatori. Ciascun item è duplicato per genere in modo che le donne e gli uomini possano esprimere la loro percezione soggettiva tenendo conto della loro situazione e di ciò che accade dove lavorano (struttura del questionario ed esempi di item sono a disposizione dell’RSPP per chi fosse interessato).

La valutazione dei rischi di genere riguarda, ad esempio, il tipo effettivo di lavoro, le ore lavorate, le discriminazioni in tutte le sue manifestazioni, le relazioni a lavoro, la rappresentanza nei processi decisionali riguardanti la salute e la sicurezza sul lavoro a tutti i livelli, segregazione in lavori ‘femminili’ o ‘maschili’, l’equilibrio lavorovita privata.

Le evidenze ottenute dalle analisi delle misure forniranno indicazioni sì per ridurre in primo luogo i rischi legati al genere che si verificano nei luoghi di lavoro, ma in secondo luogo promuoveranno la salute e il benessere del personale in un approccio di umanizzazione di genere: si dovrebbe entrare nell’ottica di questo tipo di valutazioni e di intervento non tanto per le conseguenze penali, ma perché laddove il personale lavorativo sta bene, sta bene l’intera organizzazione e tale stato di salute e benessere sfocia nell’aumento della produttività e della redditività aziendale.

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