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Guida Galattica all’Adolescenza, Parte 2 Gli Argonauti della crescita

Vi riporto questo pensiero di D.W.Winnicot (famoso neuropsichiatra infantile):

“Quando si consegna un bambino a due genitori non si offre loro un simpatico diversivo, si altera tutta la loro vita, se tutto va bene passeranno i prossimi venticinque anni cercando di risolvere il problema che gli abbiamo posto. Se poi invece le cose non vanno bene, e molto spesso vanno malissimo, li avremo avviati sul difficile cammino della delusione e della tolleranza del fallimento”.

Winnicot ci riporta molto duramente al compito genitoriale, sulle difficoltà ai cambiamenti, sul senso di incompetenza ed impotenza, con giusta causa, ma io credo fortemente che l’amore sia all’inizio di tutte le cose.

In che misura conosciamo l’adolescenza, la capiamo e la ricordiamo? Lo sviluppo ha il suo corpo, la sua mente, emozioni e tutto il suo prodigio. Ha il suo amor fati, il suo eros e anche il suo thanatos, i suoi incantesimi intensi e voluttuosi, difficili da descrivere, ma che ognuno di noi, a suo modo, ha sperimentato. In che misura viene soddisfatta, riconosciuta e rispettata l’età dello sviluppo? Con il suo linguaggio burbero, tacente, tagliente, illusorio, totalizzante, corporeo, recondito, vitreo, sognante, fragile e assolutamente bisognoso. Un essere da divenire, un divenire da realizzare come una casa da costruire su solide nuvole e frastagliati pollini, con membra, capacità di incontro e pezzetti di anima da custodire. L’adolescente cerca la sua casa, il proprio posto nel mondo, l’indirizzo dove farsi trovare o nascondersi. Sta cercando, crescendo, di abbandonare la meraviglia infantile, di scoprire il pudore, di convivere con il senso di colpa, di accettare le trasformazioni. Si lascia il castello, si inoltra nel villaggio. Spuntano cantine e soffitte, stretti cunicoli o ampi giardini, altri gradini e finestre da scoprire. Ha forza e stanchezza, vigore e poca esperienza, ha braccia che sia allungano, distanze che si accorciano e spazi dove riporre quello che si vuole tenere. È adesso che si evidenziano i cambiamenti esteriori più appariscenti dello sviluppo umano, con la pubertà, il corpo diventa centrale e concreto. Nel regno animale si sviluppano la pelliccia, il piumaggio, gli artigli e le specializzazioni che ne contraddistinguono e caratterizzano le razze e la specie. Nell’uomo invece ci sono il cibo, la voglia di apparire, lo specchio, la palestra, i vestiti e tutto un tumulto di folla che ci corre dietro, di lato e anche in contro. C’è una società da palcoscenico, con buffoni odiatori, superbia, ingiustizie e leggi culturali, elementi difficili da digerire; c’è un rumore intimo nelle grida della collettività, nel frastuono dell’universo.

I ragazzi con la spinta della crescita acquisiscono forme corporee più spigolose, marcate, più massicce e grandi. Si sviluppano nuovi rapporti articolari alle estremità che si allungano e la voce si abbassa di circa una ottava, mentre nelle ragazze il corpo propende e si curva. Quando osserviamo i passaggi tra una fase della vita ed un’altra, dobbiamo osservare le cose con la consapevolezza che le caratteristiche di una certa età si sovrappongono a quelle che vanno affievolendosi e appartengono ad un’età precedente; si tratta di fasi non segnate da una demarcazione matematica ma ideale, approssimativa e non uguale per tutti. Proprio perché il corpo è un tema centrale per la mente dell’adolescente dobbiamo riconoscere che la crescita fisica e corporea è solo un aspetto parziale di questo periodo, abbiamo inoltre una maturità rivolta alla società, alla capacità di incontro, di amare e attrarre. Si elevano le basi per una maturità di coscienza, il concetto di responsabilità effettiva, l’apparenza esteriore e di indagine interiore. Si cerca un’immagine di sé, si passa tanto tempo allo specchio, si getta nel passato e si divampa. Un nuovo sentimento di indipendenza e di autonomia scorre nei giorni come corrente elettrica tra i fili e se da un lato si percepisce la libertà, lo scioglimento dai legami, dall’altro si avverte l’isolamento, il senso di incompiuto. Ardore e insicurezza, vuoto e completamento, vibrazioni che oscillano tra trasformazioni profonde e il “come se non fosse successo nulla”, un labirinto dai molti ingressi, ma una sola uscita, una caratterizzazione contraddittoria come in un respiro fra gesti di simpatia e antipatia. Opposte esigenze, quelle di demolire il vecchio e ricostruire il nuovo, di esprimersi e di ascoltare, di andare verso il mondo esterno e di ritirarsi in noi stessi. Questi movimenti che si possono manifestare in modo incipiente o burrascoso, sono necessari, li troviamo anche in noi e necessitano di essere portati e mantenuti in equilibrio per tutta vita.

Gli adolescenti si presentano nel gruppo in maniera collettiva, facendo quello che è più in voga, ma si cerca anche una propria dimensione e si crea un’atmosfera propria. La moda diventa importante come possibilità di nascondersi per non doversi ancora mostrare come individuo o per far emergere il proprio narciso. Si pensa maggiormente per classificazione, si appongono etichette e si guarda alle marche.

Cosa significa amare, prendersi cura dell’altro? Le risposte non sono dettate da emozioni biologiche, ma da sentimenti culturali condivisi, dall’esperienza in famiglia, dalle circostanze ambientali e da un’educazione sentimentale. Bisognerebbe trovare il coraggio di riconoscere che la domanda che ci viene incontro dalla pubertà o dall’adolescenza è una domanda che, se ci porta ad una crisi, è perché non l’abbiamo sufficientemente presa in mano a suo tempo; non è un caso che le crisi adolescenziali nell’ambito familiare portino quasi sempre al riemergere di una crisi dell’adulto. Così si scopre che il problema non è l’età adolescenziale, ma il rapporto che l’adulto ha con ciò che si sviluppa in quella fase della vita e che quella fase, come tutte le altre fasi, se non viene coscientemente affrontata, riemerge successivamente con maggiore impeto. Il dono che ci fanno i ragazzi di questa età è quello di ricordarci quella fase di crisi che sempre più spesso è difficile da prendere in mano, da affrontare.

Dal nostro tempo ci viene un rinnovato appello all’attività interiore, allo sviluppo interiore della volontà e questo è ciò che i giovani chiedono agli adulti.

La grande sfida lanciata dalla nostra civiltà è quindi quella di promuovere spazi e forme di socializzazione animati dal desiderio, pratiche concrete che riescano ad avere la meglio sugli appetiti individualistici e sulle minacce che ne derivano. Se gli adulti si esprimono in termini di minaccia o di prevenzione-predizione, è senza dubbio perché pensano che quella attuale non sia un’epoca propizia al desiderio e che occorre innanzitutto occuparsi della sopravvivenza.

In adolescenza c’è una spinta identitaria che prende una forma di immagine. Quando l’adolescente arriva ad un’immagine di cosa farà nella vita, sta a noi come genitori ed educatori avere la capacità di ascoltare quale è il desiderio che sta nascendo, quali aspirazioni interiori esso nasconde.

Vi è una via lungo la quale l’uomo arriva a conoscere che egli arreca un danno al mondo intero ed a tutti gli esseri che sono in esso, quando non sviluppa in modo giusto le proprie forze.

 

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