Ricordo quando ho letto la prima volta il libro della compianta Michela Murgia “Noi siamo tempesta”, sottotitolo “Storie senza eroe che hanno cambiato il mondo. TANTI. INSIEME. DIVERSI”.
L’autrice ci ha donato sedici racconti collettivi, avventure corali che insegnino ai bambini e agli adulti che forse non sono sempre solo i singoli a fare la differenza perché l’eroismo è una strada di pochi, ma la collaborazione è un superpotere che appartiene a tutti. Ho pensato che il messaggio importante che veicolava il libro poteva valere non solo per le persone ma appunto per i gruppi, quindi anche quelli strutturalmente e giuridicamente costituiti. Se vogliamo un modo più creativo e poetico di diffondere il messaggio dell’importanza del “fare rete”.
Credo che ormai la consapevolezza di quanto sia importante e necessario “fare rete” si sia consolidata in molti settori, soprattutto in quello di intervento sociale, ma anche nel campo economico e giuridico/legislativo.
“Fare rete” presuppone la capacità e lo sforzo di individuare dei modi che permettano a TANTE organizzazioni diverse tra loro, enti pubblici, enti del terzo settore, imprese private, di mettere INSIEME competenze, risorse, conoscenze per raggiungere obiettivi condivisi concertando le azioni da svolgere e mantenendo contemporaneamente le peculiarità che rendono ciascuno DIVERSO. Tornano le parole chiave del libro.
È un concetto bellissimo e anche molto utile sotto, una volta riconosciuto quanto sia importante e, da un certo punto di vista, un percorso “obbligato”: la capacità di lavorare in rete è sempre più strategica per svilupparsi e per poter accedere a fonti di finanziamento che permettano di rispondere ai bisogni intercettati nei diversi contesti comunitari, come dimostra anche il moltiplicarsi di strumenti quali convenzioni, protocolli, accordi, coprogettazione, sussidiarietà ecc.
È una sfida, anche, che richiede a ciascun ente di mettersi in gioco, di affrontare alcune resistenze, di scardinare delle credenze su sé stessi e sugli altri, che ci pone di fronte alla necessità di chiederci se abbiamo la preparazione e gli strumenti necessari a lavorare insieme mantenendo la concretezza di quel lavoro e di tutti gli altri contemporaneamente.
“Fare rete” significa anche avere la consapevolezza che ci sarà richiesto un investimento, a volte faticoso e dispendioso, di risorse nel più ampio senso del termine, e che ci sarà richiesto di confrontarsi, mettersi in discussione, ascoltare l’altro e accordare fiducia anche alle sue proposte, alle sue visioni.
Ma allora perché, nonostante tutto questo, “fare rete”?
Perché se guardiamo oltre le difficoltà possiamo scorgerne i tanti benefici: la possibilità di ampliare le possibilità di azione e di aree di competenza e di intervento ottimizzando le proprie risorse, l’opportunità di costruire relazioni stabili con gli altri progetti spendibili in attività anche future, costruendosi una reputazione sul territorio, l’occasione di scambiarsi informazioni, buone pratiche, bagagli di competenze, avviando quindi un processo virtuoso di apprendimento, cioè di crescita e di evoluzione.
CSA ha accettato ormai da tempo la sfida della collaborazione in rete con gli attori co-protagonisti dello sviluppo e del benessere delle comunità sociali e territoriali in cui è coinvolta, assumendosi la responsabilità, sociale, civile e politica (nel senso più nobile del termine di partecipazione alla vita pubblica) di garantire la sua parte di impegno in modo concreto e propositivo.

