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Spunti di Vista

M3 3522

Durante l’incontro tenutosi il 30 ottobre ultimo scorso presso il Mamu Multicentre di Mantova avente come tema il Lavoro, la Cooperazione e le prospettive future, sono emerse importanti riflessioni in merito ad argomenti molto sentiti quali il salario minimo, la figura del Socio Lavoratore ed il rapporto tra i giovani ed il lavoro.

Gli Ospiti intervenuti hanno saputo coinvolgere il numeroso pubblico presente con attente analisi.

Innanzitutto, è emerso come la collocazione di un salario minimo nel sistema cooperativo non possa non prescindere dal ruolo che ha la committenza.

È di tutta evidenza che alla formazione della busta paga debbano concorrere tre soggetti: Organizzazioni Sindacali, Datore di Lavoro e Committente, perché fino a quando ci saranno sul mercato offerte volte solo ed esclusivamente al massimo ribasso, laddove il servizio è composto al 90% dall’utilizzo di personale, applicare un salario minimo risulterebbe assolutamente impossibile.

Ed è altrettanto evidente come un Giudice non possa essere costretto a legiferare in merito a Contratti Nazionali, siglati dalle Organizzazioni Sindacali, decisamente al di sotto della soglia di povertà, così come è successo lo scorso ottobre quando la Cassazione ha definito il CCNL riferito ai servizi fiduciari “inadeguato a garantire una esistenza libera e dignitosa”.

Ciò pone un problema non da poco: non può certo essere un Giudice a risolvere il problema caso per caso, stante la soggettività della decisione.

D’altro canto il Cnel si è espresso, quasi contemporaneamente, elaborando un documento nel quale non ritiene necessaria l’adozione di un salario minimo, essendo i contratti nazionali di lavoro vigenti come media al di sopra della soglia europea richiesta, ed individuando il problema piuttosto nel basso numero di ore lavorate e nel basso reddito considerando tutti i componenti di un nucleo familiare. Il Cnel consiglia pertanto, piuttosto che un salario minimo legale, un salario minimo contrattuale, alla luce dell’esigua percentuale di contratti pirata oggi in essere, purché accompagnato da un piano di azione nazionale a sostegno di un armonico ed ordinato sviluppo del sistema della contrattazione collettiva, ipotizzando meccanismi di sostegno e di rafforzamento della sua efficacia.

È emersa, altresì, l’importanza della valorizzazione della figura del Socio Lavoratore, anima e protagonista della buona cooperazione, che deve essere regolarmente supportato da una adeguata e continua formazione, in quanto rappresenta quel soggetto libero, che decide di essere protagonista ed imprenditore di sé stesso, piuttosto che un semplice dipendente.

Infine, la cronica difficoltà a trovare lavoratori, nonostante ci sia una grossa richiesta sul mercato del lavoro, strettamente correlata al fenomeno delle “grandi dimissioni” e del significato che i giovani oggi danno all’attività lavorativa, probabilmente non più al centro come lo era fino a qualche anno fa, ma strettamente correlata a soddisfare dapprima la propria qualità di vita.

Queste grandi dimissioni sono un fenomeno sistemico che è esploso oggi, ma era in preparazione già da diversi anni: il mondo del lavoro, per come è stato tradizionalmente inteso e organizzato, non risponde più alle necessità e ai desideri dei lavoratori attuali, soprattutto i più giovani. Fino a qualche anno fa si decideva di cedere sulla soddisfazione personale a favore della sicurezza: ora che anche quest’ultima a volte latita, vale davvero la pena non provare a realizzarsi?

Il mondo è cambiato: il 2021 è stato il primo anno in cui nel mondo le ricerche di “come avviare un’attività” hanno superato quelle di “come trovare un lavoro”.

È un vero e proprio capovolgimento di paradigma. Con la pandemia la gente ha cominciato a non accettare più una serie di condizioni a cui prima sottostava pensando di non avere altra scelta: oggi questa nuova scelta rappresenta l’opzione di ricominciare da capo.

 

Per dare un giudizio complessivo del fenomeno è, inoltre, importante considerare come il numero di dimissioni, osservato nel 2021-2022, non rappresenti un unicum nella storia recente delle economie sviluppate. In Italia, per esempio, il tasso di dimissioni nei primi anni 2000 era molto simile, se non superiore, a quello osservato dopo la pandemia da Covid-19. L’interpretazione della “eccezionalità” sembra poggiare su basi fragili alla luce dei dati: la spiegazione della “normalità” e della coerenza con il quadro macroeconomico complessivo, dinamico e in forte crescita, sembra la più adatta per inquadrare il fenomeno.

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