News - le ultime dal mondo CSA

“Dammi quello che vuoi, io quel che posso”

Reciprocità

All’inizio di ogni anno, scelgo una parola sulla quale riflettere e lavorare nel corso dei mesi. Che sia una guida, un obiettivo, un limite, un pregio, non importa. Quest’anno la mia parola è RECIPROCITÀ.

Niente di più banale, sembrerebbe: io dò a te se tu dai a me. Quindi è un ricatto? Allora vedi che così banale, forse, non è…

La reciprocità è tanto usata in una accezione negativa come strumento su cui far leva, per esempio, nel marketing. Si presta ad essere sfruttata in vari modi e, talvolta, innesca un meccanismo per cui rischia di diventare, in realtà, una sorta di ricatto continuo o di manipolazione dell’altro. Ci si sente in debito, si vuole contraccambiare un gesto gentile, oppure, pensando alla versione negativa, si smette di fare qualcosa per qualcuno unicamente perché non riceviamo nulla in cambio. La reciprocità intesa in questo modo finisce non solo per seppellire i rapporti rendendoli superficiali e apparenti, ma soprattutto finisce per seppellire noi stessi e il nostro reale desiderio. Viviamo in una società che tende a farci misurare tutto quello che diamo e anche tutto quello che ci sembra giusto ricevere in base a quanto abbiamo offerto a nostra volta. Passiamo molto tempo a valutare ciò che gli altri ci danno indietro in cambio dei nostri doni perché spesso trasformiamo la reciprocità in una moneta di scambio.

Ma i rapporti interpersonali devono essere, invece, basati sulla libertà personale, l’unico fattore che ci permette di essere davvero noi stessi. Come si colloca il concetto di libertà all’interno, invece, di una logica di scambio di favori, scambio di attenzioni, scambio di doni? Non si colloca in nessun modo perché, in questo secondo caso, siamo in realtà immersi in una dimensione di costrizione, di sentirsi in dovere, di paura che l’altro pensi male di noi e, quindi, di giudizio. Si perché entra in gioco anche la questione delle aspettative. Tutti tendiamo ad aspettarci qualcosa dagli altri. Quando diamo qualcosa, ci aspettiamo quanto meno che ci torni indietro lo stesso, e questo ci porta spesso a soffrire, soprattutto se non ci sentiamo corrisposti. In questo caso ci sentiremo frustrati o avremo l’impressione di essere stati usati, visto che non abbiamo ricevuto ciò che ci aspettavamo. E allora, in particolar modo in una relazione interpersonale, che può essere l’amicizia piuttosto che una relazione amorosa, ci costringiamo a non dare più come prima adducendo che “Non se lo merita”, cercando di soffocare così la nostra volontà di donare all’altro e, peggio ancora, non considerando che anche l’altro ha una propria libertà che dobbiamo essere in grado di rispettare.

Insomma, sarebbe molto più sano preoccuparci solo di noi stessi, senza aspettarci niente dagli altri; e, di conseguenza, senza volerli compiacere per ottenere qualcosa in cambio. Naturalmente, questo non significa che non dobbiamo più preoccuparci per gli altri, ma che dovremmo farlo solo quando lo vogliamo davvero, evitando che la nostra mente si convinca che meritiamo qualcosa in cambio. In questo modo, la soddisfazione di dare qualcosa agli altri si trasformerà nell’unico motivo per farlo e nel motore della reciprocità, che continuerà a muoversi, ma senza diventare una tortura per noi quando le cose non andranno come ci aspettavamo.

Reciprocità significa, quindi, che dobbiamo darci la possibilità di ricevere ciò che gli altri vogliono darci e di godercelo. Anche se agli occhi dei più può sembrare una non-reciprocità, un “raccogliere briciole” e una mancanza di rispetto verso noi stessi.

Credo che, invece, la vera mancanza di rispetto verso noi stessi la esercitiamo nel momento in cui ci priviamo con tanta determinazione di donare qualcosa di noi se in quel momento, il donarsi, ci renderebbe, invece, vivi e veri. Anche senza nulla ricevere in cambio.

Non è reciproco allora il dono in sé, ma è reciproco il rispetto di ciò che siamo nel momento in cui mi permetti di manifestarmi per ciò che sono e io permetto a te di manifestarti per ciò che sei.

In questo modo, concepiamo la reciprocità come un atto di libertà. Ogni persona ha il diritto di decidere che cosa vuole dare, quando e come. E solo attraverso il rispetto delle decisioni degli altri potremmo godere appieno dei benefici della reciprocità. Se lo capiamo, smetteremo di misurare ciò che gli altri ci danno, perché diventeremo consapevoli del fatto che è solo una loro libera scelta, e che non hanno il dovere di darci nulla, anche quando hanno ricevuto qualcosa da noi. Allo stesso modo, smetteremo di sentirci obbligati a restituire qualcosa o di sentirci in debito con gli altri quando ci fanno un favore.

“Ti ho detto: dammi quello che vuoi, io quel che posso” è il verso di un meraviglioso brano di Fabrizio De André che è un inno alla bellezza dell’amore e della libertà. Il brano si intitola “Se ti tagliassero a pezzetti”. Se non lo conoscete, lo consiglio.

Vi auguro un anno di libera e vera reciprocità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ti è piaciuto questo articolo?
Condividilo sui tuoi Social

CSA NEWS
CSA News – Maggio 2024
Leggi qui l’ultimo numero
LE ULTIME NEWS