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Finanziamento a fondo perduto: niente di più facile

Labirinto Dei Finanziamenti A Fondo Perduto

Nell’immaginario collettivo, le cooperative sociali godono di finanziamenti tali da essere considerate particolarmente agevolate e avvantaggiate nella propria esistenza e nell’espletamento della propria missione sociale. È solo una delle numerose dicerie che gravitano attorno al mondo della cooperazione sociale e che non fanno altro che danneggiare la reputazione di organizzazioni che, in realtà, tentano una quotidiana lotta alla sopravvivenza pur di sostenere i bisogni delle comunità.

Prendiamo in esame, per esempio, i contributi a fondo perduto.
I contributi a fondo perduto sono un’ottima opportunità per le aziende, profit o no profit, che cercano di finanziare i loro progetti o attività. Si tratta di finanziamenti che non devono essere restituiti e vengono utilizzati per sostenere progetti che contribuiscono allo sviluppo economico e sociale di una zona geografica o di un settore specifico delle imprese e delle start up. È certamente importante conoscere le opportunità di finanziamento disponibili poiché questi contributi possono essere utilizzati per coprire una varietà di spese, come l’acquisto di attrezzature, la formazione del personale o la promozione delle attività. Inoltre, i contributi a fondo perduto possono aiutare a ridurre il rischio finanziario poiché non devono essere restituiti.
Niente di più vantaggioso.
Eppure, non solo il percorso per il raggiungimento di un contributo è un percorso lungo e ad ostacoli che nel 98% dei casi, almeno per CSA, non vede il raggiungimento del traguardo. Ma, nel raro caso in cui si traguardasse l’obiettivo, si verificano una serie di circostanze sulle quali è bene fare luce.
Innanzitutto, è necessario chiarire da subito che i finanziamenti non sostengono l’attività ordinaria dell’impresa, ma sono concessi in favore di progettualità nuove per la Cooperativa e innovative per il contesto sociale in cui l’idea progettuale si inserisce. Questo aggettivo, “innovativo”, non è affatto scontato né facilmente dimostrabile se non con l’elaborazione di una analisi del contesto degna dei più famosi e competenti statisti e sociologi. Siamo Cooperativa Sociale o ente di ricerca e sviluppo?
Inoltre, è necessario dimostrare che il progetto è supportato e sostenuto da un’ampia rete di partner pubblici e privati con i quali è quindi necessario co-progettare. Questo è un aspetto molto importante e che crea, nel concreto, un valore aggiunto al progetto in termini di ricchezza esperienziale e di reale risposta ai bisogni effettivi di un determinato territorio. Il fondamentale supporto dei partner è per lo più in termini di condivisione degli obiettivi e delle azioni, promozione del progetto nella comunità, monitoraggio del percorso. Non si tratta, almeno nella maggior parte dei casi, di supporto economico finanziario, il famoso cofinanziamento sul quale poi ci soffermeremo.
È richiesto, poi, alla Cooperativa di descrivere dettagliatamente le modalità di misurazione dell’impatto sociale e quindi del valore aggiunto generato dal progetto con la conseguente necessità di implementare strumenti per la valutazione dell’impatto del proprio operato. Una competenza che generalmente non è propria del nostro mondo. In passato non era così, ma oggi è il Terzo settore stesso a dovere individuare una metrica sufficientemente precisa e saggia tale da garantire il rispetto dell’identità dell’impresa sociale. E si tenga presente che la dimensione del valore aggiunto non è solo relativamente all’impatto sociale generato, ma anche a quello culturale, economico, istituzionale. A livello europeo e mondiale sono attualmente presenti diversi metodologie e strumenti per la misurazione degli output (esiti), degli outcome (risultati) e dell’impatto sociale in base a indicatori di impatto.
Gli indicatori di impatto misurano quindi la qualità e la quantità degli effetti di lungo periodo generati dall’intervento; descrivono i cambiamenti nelle vite delle persone e lo sviluppo a livello globale, regionale e nazionale, tenendo conto delle variabili esogene che lo influenzano (OECD, 1991).
Ma poi ciascuna azione ha propri indicatori di monitoraggio e la varietà di aspetti da misurare relativamente ad una singola azione sono molteplici, ne consegue che il pannello dovrà prevedere una quantità di indicatori tale da necessitare una squadra di addetti specificatamente a questo monitoraggio. In alternativa, è possibile la collaborazione con Istituti e Università, con costi sostenuti e con la conseguente penalizzazione di risorse economiche da impiegare nello svolgimento reale delle attività.
E noi che volevamo solo generare benessere ad una determinata fascia debole in un determinato contesto geografico e temporale…
Ci sono tanti aspetti che varrebbe la pena prendere in considerazione. Mi soffermo solo su un ultimo aspetto che è quello della costruzione del budget di progetto collegato alla rendicontazione delle spese.
Tutti i finanziamenti a fondo perduto prevedono obbligatoriamente un co-finanziamento. Il co-finanziamento è la quota che la Cooperativa Sociale, insieme agli altri partner di rete, sono disponibili a investire per la realizzazione del progetto. Un importo da dettagliare in modo scrupoloso al pari del finanziamento richiesto. Praticamente, la Fondazione, o chi per essa, eroga una quota di finanziamento in una percentuale prestabilita, indicata nel testo del bando, che solitamente va dal 60% al 80%. Significa che, nell’ipotesi di presentare un progetto che ha un costo complessivo di € 300.000, a fronte di un finanziamento deliberato (ma come si diceva prima, nel 99% dei casi non ha riscontro positivo) di € 210.000 (70%), la Cooperativa Sociale, con i propri partner di progetto, dovrà investire per quel determinato progetto almeno € 90.000,00 (30%).
Le spese a budget devono chiaramente essere qualificate come spese ammissibili e rispettare percentuali spesso predefinite dall’Ente. Es. “Il costo del personale interno non può superare il 30% del costo complessivo del progetto”, “Le spese di comunicazione non devono superare il 5% del costo complessivo del progetto”, oppure, “Non sono prese in considerazione le valorizzazioni o le prestazioni in natura” (se hai personale volontario tanto meglio ma non può rientrare nel tuo co-finanziamento come voce di spesa) o “Non sono ammesse le spese di rendicontazione”.
Praticamente, succede che le spese quantificate sono sempre inferiori rispetto alle spese reali. Ciò significa che, in realtà, la Cooperativa ha dei costi nettamente superiori a quelli che si dovranno poi dimostrare di aver sostenuto attraverso la rendicontazione, azione quest’ultima per la quale, per esempio, sono necessari tempi amministrativi nettamente superiori a quelli che è possibile inserire in un budget di progetto. Il co-finanziamento è quindi, in realtà, sempre nettamente superiore al dichiarato e rendicontato. Così, il nostro progetto di € 300.000, per il quale riceviamo un contributo € 210.000 (generalmente, con un anticipo iniziale, una tranche intermedia e il saldo finale a seguito di rendicontazione) a fronte di € 90.000 spesi di tasca propria, è un progetto che costa alla Cooperativa almeno il 50/60% in più delle spese rendicontate, circa € 140.000. Pe un progetto, ricordo, completamente nuovo nella vita della Cooperativa.
Il percorso che porta alla richiesta di un finanziamento vede un lavoro intenso di mesi che coinvolge più persone e più organizzazioni locali e non, siano esse pubbliche o private. La scelta dei progetti da finanziare o meno è chiaramente in capo ad una Commissione di esperti il cui giudizio è insindacabile. Vince chi è più bravo nella presentazione documentale della pratica, per dirla in modo elegante e non chiamare in causa l’impatto delle relazioni politiche. Non sempre è premiata la bontà del progetto e tanto meno l’affidabilità della Cooperativa che richiede il finanziamento.
Eppure, qualsiasi emergenza socio-economica che s verifichi ci vede in prima fila per collaborare con gli Enti Locali e fornire tutti i supporti necessari. E senza presentare budget.
Poi parlano di come le Cooperative siano agevolate dai finanziamenti a fondo perduto.

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