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La parola al Direttore di CSA News: Una co-progettazione non andata a buon fine.

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Ne sentiamo parlare da un po’ e sempre più spesso. È stata anche oggetto del nostro evento del Trentennale di novembre: la co-progettazione.

Si tratta di quella procedura in deroga alla disciplina dei contratti pubblici che si attua quando si ritenga utile far emergere, tramite un lavoro comune tra ente pubblico ed Enti del Terzo Settore, un progetto condiviso identificando insieme e grazie alla sinergia dei soggetti presenti al tavolo le migliori risposte ad uno specifico bisogno sociale.

Cooperativa Sant’Anselmo sta affrontando la sua prima esperienza di co-progettazione. La Cooperativa ha, infatti, risposto ad una manifestazione di interesse pubblicata da un Comune della Provincia di Brescia per la co-progettazione del servizio di ristorazione scolastica finalizzato all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

Hanno risposto alla manifestazione di interesse, oltre a Sant’Anselmo, due cooperative sociali di tipo B: la prima è una cooperativa della Romagna e attuale gestore del servizio in subappalto da una grossa azienda di ristorazione for profit; la seconda è una cooperativa sociale locale, fortemente radicata nel territorio ma il cui core business sono i servizi di pulizia e altri servizi ausiliari; tuttavia, si tratta della cooperativa che gestiva parte del servizio di ristorazione del Comune in questione prima ancora dell’attuale cooperativa romagnola.

Tre Cooperative Sociali di tipo B, dunque, due di ristorazione collettiva e la terza di riferimento importante per la comunità locale, sono state chiamate a co-progettare il servizio di ristorazione scolastica con inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

Come Cooperativa Sant’Anselmo, si tratta della prima esperienza in tal senso e credo siano comunque rare, più in generale, le esperienze in Italia di co-progettazione in questo ambito. Questo ha generato due differenti stati d’animo: da un lato numerosi dubbi e disorientamento sulle modalità e su come poteva essere l’esito dell’operazione; dall’altro la curiosità e l’entusiasmo di essere comunque tra i primi a sperimentarsi in questo tipo di procedura.

Il Comune in questione ha avviato quindi l’iter: ha pubblicato l’Avviso pubblico e invitato gli enti del Terzo settore aventi i requisiti a partecipare al procedimento, ha esplicitato in un documento progettuale gli obiettivi che si intendono perseguire, ha individuato le risorse iniziali da mettere a disposizione e delineato le regole con cui si lavorerà nel corso della co-progettazione.

Il Comune ha inviato quindi il calendario dei Tavoli di Lavoro e, oggi, siamo ormai giunti all’ultimo appuntamento che si terrà tra pochi giorni.

Purtroppo, però, le aspettative di Cooperativa Sant’Anselmo sono state disattese. Dopo due Tavoli di confronto, chiarite le reciproche intenzioni delle Cooperative presenti al Tavolo, la nostra Cooperativa si è trovata a fare i conti con un accordo che nel frattempo gli altri due soggetti avevano preso fra di loro decidendo, senza confronto, di destinare a Sant’Anselmo solo alcune briciole di un servizio che, nella sua gestione complessiva a tre, poteva invece valorizzare tutte le tre Cooperative nei loro differenti ruoli e offrire ai Soci Lavoratori diverse opportunità in più e garanzie di continuità lavorativa.

Per farla breve: Cooperativa Sant’Anselmo presenterà il proprio progetto autonomamente concorrendo con il progetto che sarà presentato in forma congiunta dalla Cooperativa romagnola e da quella bresciana. Torniamo così, con una certa amarezza, in pieno regime concorrenziale lasciandoci alle spalle una valida occasione per sperimentare forme nuove di cooperazione e collaborazione.

In tutto questo, la Cooperativa locale si è rifiutata di confrontarsi con noi demandando qualsiasi tipo di comunicazione alla Cooperativa romagnola.

Qualsiasi fossero le motivazioni che hanno condotto le due cooperative a fare accordi tra di loro, escludendo il valore che Sant’Anselmo avrebbe potuto portare, credo che chiudere a priori la porta ad una delle Cooperative del Tavolo di co-progettazione, comunque stimata e voluta dall’Amministrazione Comunale in questione, sia un segnale di quanto siamo mentalmente lontani dall’affrontare il tema della co-progettazione in modo positivo e propositivo.

Forse dipende dall’importante spinta imprenditoriale che una Cooperativa Sociale di tipo B deve avere per poter sopravvivere e dall’abitudine quindi a ragionare in termini concorrenziali?

Può essere. Tuttavia, in una operazione di questo tipo, se è vero che da un lato devi rinunciare a qualcosa, dall’altro è anche vero che vincono tutti nell’agire un nuovo stile imprenditoriale (o almeno, nuovo per le cooperative sociali di tipo B) che si basa su una rete reale in grado di valorizzare le competenze, valorizzare i Soci Lavoratori ed in particolare le persone svantaggiate e offrire un servizio ottimale per i consumatori finali del pasto, quindi i bambini.

Cooperare e Collaborare non sono sinonimi né sono concetti consequenziali. In questo caso non siamo riusciti né a cooperare, ossia unire gli sforzi individuali verso un obiettivo comune, né a collaborare, ossia a creare sinergie e integrazioni che influissero e modellassero reciprocamente i singoli soggetti.

Un fallimento, quindi, su tutti i fronti.

E allora, se è questo che si vuole, presenteremo il nostro progetto di servizio autonomamente, come sempre facciamo nel partecipare alle gare d’appalto, prendendo atto però che la Cooperazione Sociale di tipo B in questa esperienza ha perso qualcosa: ha perso l’occasione di crescere un pochino di più verso quel tanto decantato concetto di rete di cui tanto si parla, ma che quasi mai si agisce.

Non buona la prima.

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