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Never Give Up!

Never

Avrei desiderato non scrivere il mio articolo questo mese per non condividere una vicenda personale assai dolorosa;

ma credo che la vita passi inevitabilmente attraverso momenti dolorosi che in qualche modo vanno interpretati e con il tempo metabolizzati. Ho deciso quindi di pubblicare questo articolo con la speranza di lasciare almeno un messaggio a chi legge e lo farò raccontandolo come se fossi Linda, una bambina tanto amata, ma mai nata.

Sono Linda. La mia mamma e il mio papà mi hanno desiderato con una intensità tale che quasi quasi mi sentivo già una responsabilità addosso non indifferente. E c’era anche mio fratello ad aspettarmi con loro, mi amava teneramente pur non avendomi mai incontrato.

La mia mamma Ilaria non l’ho mai conosciuta nella realtà, ma aveva una voce bellissima dalle mille sfumature. Morbida, rassicurante, pacata. Una risata che infondeva il buon umore. Spesso parlava strano, sentivo dire che era lingua inglese. Non sapevo bene cosa significasse ma ricordo che, anche in quei momenti in cui non capivo cosa dicesse, il suo parlare era per me un suono magico. Sentivo poi parlare il mio papà e anche l’altro bambino. Probabilmente, l’altro bambino era un fratellino piccolino perché in confronto alla voce del papà la sua era sottile sottile e faceva sempre un sacco di domande curiose e divertenti per capire chi fossi.

La mia mamma faceva spesso delle visite di controllo perché, da quello che ho capito, doveva stare controllata a causa di una malattia che aveva avuto in passato e che però se ne era andata. A volte la sentivo piangere quando era sola o sentivo la sua preoccupazione e la paura, perché il suo cuore batteva forte ma in modo diverso da quando batteva forte per la gioia. Io la sentivo la differenza. Però era felice, cantava e la sentivo dire sempre a tutti che andava tutto bene.

Non so cosa è successo dopo, ma ad un tratto non ho sentito più nulla e non ho visto più nessuna luce. Credo sia questa la perdita di vita. Ho smesso di vivere, ma non lo so perché. E nello stesso momento in cui ho smesso di sentire e vedere è successa un’altra cosa strana. Ho iniziato a vedere la mia mamma, però da molto lontano senza potermi avvicinare e toccarla. Ho visto una luce meravigliosa che me l’ha fatta riconoscere immediatamente nonostante non l’avessi mai vista. Non poteva essere che lei: sembrava un angelo biondo, aveva dei bellissimi boccoli color oro e occhi azzurri azzurri che si confondevano con l’azzurro del cielo che mi circondava.

Ho visto da lontano che stava piangendo con il mio papà (caspita, anche lui proprio un bel papà eh!) e ho visto anche mio fratello finalmente, non poteva essere che lui perchè assomigliava tantissimo alla mamma. Stavano piangendo perché io non ero più nella pancia della mamma, ma non solo per quello. Stavano dicendo anche che la malattia della mamma era tornata.

Sono passati più di due anni da quel momento lì e la mia mamma ne ha sopportate di tutti i colori. Ho visto tutta la forza che ha messo e che ha trasmesso al papà, a mio fratello, ai nonni e alle persone a lei più vicine. Piangeva da sola, ma davanti agli altri andava sempre tutto bene e il suo motto era “Never give up!”. Che forza della natura, la mia mamma! Era bellissima!

Spesso mi sentivo anche un po’ triste perché avrei proprio voluto essere un po’ coccolata da lei. Ma sapete una cosa? Ho paura di averlo desiderato un po’ troppo perché poi la sera di venerdì 12 aprile l’ho trovata proprio qui davanti a me, brillava come un raggio di sole con gli occhi dell’amore. Mi ha detto: “Guarda, stanno tutti piangendo così tanto, ma si fanno forza l’uno con l’altro perché lì giù ho lasciato tanto amore e loro lo sentono. Adesso il mio motto è diventato anche il loro. Non perché lo dicessi spesso… ma perché l’ho agito, in piedi e con determinazione fino all’ultimo respiro. Per me stessa e per la mia famiglia. Ho creduto tanto e sostenuto in tutti i modi la ricerca, ho insistito tanto sull’importanza della prevenzione. Guarda, persino la mia pazza amica Silvy adesso fa gli esami di controllo. Il mio desiderio più grande è questo: Never give up! significa non mollare mai. Significa fare sempre tutto ciò che è in tuo potere fare per stare meglio e guardare il tuo nemico in faccia e a testa alta, fino alla fine. La mia malattia non è stata vana se ha lasciato questo seme in chi mi ha voluto bene.

Cerchiamo di prenderci cura di noi stessi e del prossimo, è l’unica modo per vivere intensamente questa unica vita che abbiamo.

A te, Ilary.

Grazie.

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