News - le ultime dal mondo CSA

Assegno unico: un futuro di incertezze

Secondo i dati Inps, a beneficiare della principale misura di sostegno per le famiglie in vigore dal mese di marzo 2022 sono oltre sei milioni di nuclei familiari.

Dopo poco più di due anni dal debutto dell’aiuto universale già si discute però su come mandarlo in soffitta o, comunque, di come superare i limiti attraverso una riforma della misura.

Nulla sarà certo fino all’approvazione del Testo di Legge definitivo della manovra di fine anno, ma le voci su eventuali tagli iniziano a circolare, in considerazione anche degli ostacoli che minacciano il futuro e che rendono complicato il proseguo della misura.

L’Assegno Unico Universale ha sostituito le misure precedenti attraverso un riordino massivo approvato dall’allora Governo Draghi.

In questi anni si è data importanza ai nuclei orfanili ed alle famiglie numerose, ma permangono alcune storture quali la mancanza del decreto attuativo della Legge Delega sull’Isee che avrebbe dovuto escludere dal calcolo dell’indicatore della situazione economica gli importi erogati a titolo di Assegno Unico.

Poiché l’Isee 2024 prende in considerazione le entrate 2022 (inclusi gli importi percepiti da Inps per Assegno Unico), i valori degli indicatori per le famiglie sono lievitati circa del 12%, con la conseguenza che oggi numerose famiglie si trovano con un Isee più elevato che di fatto le esclude da altre misure, quali, ad esempio, i Bonus Gas e Luce e quelli del Nido.

I tecnici del Ministero del Lavoro stanno studiando su come escludere il peso dell’Assegno Unico dall’Isee in prima battuta per le famiglie numerose.

Oltre all’Isee, si presenta l’ostacolo della procedura di infrazione europea nei confronti dell’Italia: a luglio siamo stati deferiti alla Corte UE per i requisiti legati alla residenza.

Il Dlgs 230/2021 prevede che i richiedenti l’Assegno Unico debbano essere residenti sul territorio italiano al momento della domanda ed essere stati residenti nel nostro Paese per almeno due anni, creando incompatibilità con il diritto europeo in quanto stabilisce una discriminazione nei confronti di lavoratori mobili di altri Stati membri della UE che in questo modo non possono beneficiare della prestazione. Nello specifico è contestato il mancato rispetto della libera circolazione dei lavoratori.

Isee ed infrazione europea minano dunque il futuro dell’Assegno Unico: la misura per quest’anno prevede uno stanziamento pari a poco più di 19 miliardi di euro e, secondo gli ultimi dati Inps aggiornati al primo semestre, è stata erogata quasi la metà del budget messo a disposizione.

A far aumentare la spesa ha contribuito in maggior parte l’adeguamento dell’Assegno all’inflazione: nel 2023 c’è stato un aumento dell’8,1%, quest’anno più contenuto ma comunque importante (5,4%), portando la spirale della rivalutazione ad aumentare l’assegno minimo da 50 a 57 euro e quello massimo a sfiorare i 190 euro.

Oggi è presto per capire con certezza quale sarà il destino dell’Assegno Unico Universale, certo è che questi ostacoli costringeranno il Governo a prendere in esame la misura con una certa urgenza.

Ti è piaciuto questo articolo?
Condividilo sui tuoi Social

CSA NEWS
CSA News – Luglio 2026
Leggi qui l’ultimo numero
LE ULTIME NEWS